Superbonus: è lo Stato che ci ha guadagnato, ancora una volta

Secondo gli ultimi dati resi noti dal CRESME, i maggiori guadagni derivanti dal Superbonus sono rientrati proprio nelle casse dello Stato. Una cifra di circa 33 miliardi di euro. 

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Che se ne parli bene oppure in maniera negativa, il Superbonus continua comunque a essere un argomento al centro del dibattito nazionale. Troppe questioni aperte e troppa incertezza aleggiano ancora intorno alla misura edilizia entrata in vigore durante il “Conte bis”. L’attuale esecutivo ha bollato il Superbonus come il maggiore responsabile della mancato calo del debito pubblico e, qualche mese fa, Giorgia Meloni lo ha definito

La più grande truffa ai danni dello Stato.

A contraddire l’opinione della premier e dei suoi ministri è arrivata l’ultima pubblicazione del CRESME (Centro ricerche di mercato), secondo la quale la maggior fetta dei guadagni derivanti dalla super agevolazione è finita proprio nelle casse dello Stato.

Superbonus: secondo il CRESME i maggiori guadagni sono andati allo Stato

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Chi ha guadagnato di più con il Superbonus 110%? Nel rispondere a questa domanda, di solito, si tende a puntare il dito contro i costruttori. A smentire però questo luogo comune ci ha pensato l’ultima indagine del CRESME, che preannuncia l’uscita del suo 35° Rapporto Congiunturale e Previsionale.

Secondo il Centro ricerche di mercato, infatti, dei 97 miliardi di euro ammessi a detrazione, dal 31 agosto 2021 al 30 settembre 2023, il 34% del totale è rientrato nelle casse dello Stato attraverso il prelievo fiscale di IVA, Ires, Irpef, contributi previdenziali e assicurativi. Tradotto in soldoni si tratta di circa 33 miliardi di euro. La restante fetta degli introiti è stata invece così ripartita: 26%  ai servizi, 21,8% alle costruzioni e 18,2% all’industria manifatturiera.

Secondo invece una stima che lo stesso CRESME ha definito prudenziale, a causa delle difficoltà riscontrate nella cessione del credito, il tornaconto degli intermediari finanziari è pari al 13%. La stessa percentuale è finita anche nelle tasche dei progettisti e degli studi che si sono occupati dei lavori di riqualificazione gestendo un sistema di procedure molto complesso.

Proroga: l’appello di Federcepi costruzioni

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Un’indagine destinata ad alimentare ulteriormente il dibattito, ormai infuocato, intorno al Superbonus. L’attuale Governo ha tracciato da tempo la strada per il futuro. Dall’anno prossimo l’agevolazione edilizia scenderà dall’attuale 90 al 70% (65% dal 2025), con l’addio definitivo a sconto in fattura e cessione del credito. Dalle sigle di categoria, dall’opposizioni e anche all’interno della stessa maggioranza, sono giunte però a gran voce le richieste di una proroga di sei mesi alla misura, per consentire ai cantieri di concludere i lavori attualmente in corso. Commentando i numeri resi noti dal CRESME, Federcepi costruzioni ha voluto lanciare ancora un appello in questa direzione, attraverso il proprio presidente nazionale Antonio Lombardi, che ha dichiarato:

Qualche riserva sui dati Cresme, non in linea con i nostri studi. La percentuale indicata relativa ai costi di monetizzazione praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari, che stando alle nostre rilevazioni incide dal 25 al 30%: siamo fuori da ogni logica e da ogni regola di mercato. Ancora una volta l’elaborazione dei dati macroeconomici sfata il mito che a beneficiare del Superbonus 110% siano state soltanto le imprese di costruzioni. Auspichiamo ora un sollecito intervento affinché si conceda una proroga di almeno sei mesi, che consenta il prosieguo e il completamento dei lavori già iniziati. Il termine di fine anno è assolutamente improponibile e, se non dovesse intervenire sollecitamente una proroga, le conseguenze potrebbero essere molto pesanti non solo per le imprese e le famiglie che hanno beneficiato del Superbonus ma anche per tutto il sistema economico.

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