Scandalo delle aziende petrolifere in Germania: truffa stratosferica
Le aziende petrolifere operanti in Germania approfittavano della carenza dei controlli per ottenere “sconti” sulle emissioni di CO2.

La ministra dell’Ambiente tedesca Steffi Lemke lo ha ammesso: c’è stata una grave carenza dei controlli sui progetti per il recupero della CO2 in Cina. Il risultato? Una truffa da 623 milioni di euro.
Le aziende petrolifere operanti sul mercato tedesco, infatti, hanno approfittato di questa falla nel sistema per aggirare la regola che impone di mischiare biocarburanti alla benzina dei distributori per diminuire l’impatto sul clima.
L’alternativa, già a partire dal 2020, era quella di ottenere certificati per progetti di tutela dell’ambiente. Così facendo, si doveva compensare la produzione di emissioni in Germania fino all’1,2% della propria quota obbligatoria di riduzione di gas serra. In questo modo, molte imprese hanno, almeno sulla carta, avviato progetti in Cina. Una volta ottenuta l’autorizzazione presso l’Agenzia federale per l’ambiente attraverso la presentazione di documenti falsi, il gioco era fatto. Questo perché i controlli in loco erano affidati a società di certificazione esterne.
L’inchiesta dell’emittente ZDF e la reazione dell’Agenzia federale

L’emittente pubblica tedesca ZDF ha scoperto che circa il 70% dei progetti avvitati in Cina è stato verificato da due agenzie di certificazione: Verico (41 progetti) e Müller-BBM (38 progetti). Su questi 69 progetti, 40 dovranno essere ricontrollati dall’Agenzia federale per l’ambiente. Finora, 10 casi presentano indizi di truffa e l’Agenzia ha, pertanto, presentato denuncia alla Procura di Berlino.
Il ministero ebbe notizia dei primi casi sospetti già ad agosto 2023, anche se la ministra Lemke afferma di esserne venuta a conoscenza solo a maggio di quest’anno, dichiarando di aver reagito prontamente. Inoltre, la Lemke accusa i governi passati di non aver previsto adeguati meccanismi di controllo, sostenendo di aver
ereditato un sistema soggetto a errori.
In ogni caso, dal 1° luglio sono stati bloccati tutti i progetti in corso e la presentazione di nuovi. Attualmente, le verifiche sono ancora agli inizi, ma un dirigente responsabile per le certificazioni è già sospeso. L’iter di 2 progetti è stato bloccato, mentre 4 domande sono state ritirate dagli stessi richiedenti.
Il raggiro dei grandi colossi del petrolio

L’inchiesta dell’emittente ha messo a nudo le operazioni fraudolente dei grandi colossi del petrolio, tra cui Shell, Rosneft e OMV: spacciavano vecchi impianti come nuovi e progettati in difesa del clima.
Addirittura, un progetto promosso da Shell, che avrebbe dovuto comprendere 61 caldaie carbon neutral era stimato per un valore di circa ottanta milioni di euro, aveva come sede un grosso pollaio abbandonato nei pressi di Pechino. Shell ha dichiarato di aver abbandonato il progetto a partire dal 2021 e che tutto era stato verificato e convalidato in modo indipendente. Il presidente dell’Agenzia per l’ambiente Dirk Messner si giustificò dichiarando l’impossibilità di verificare la validità della documentazione in mancanza di un controllo visivo del posto.
Quindi, a quanto pare, la convalida dei progetti si basava sulla fiducia nelle società esterne di certificazione. E, in questo modo, il giro d’affari ha raggiunto, solo nel 2023, la cifra di 18,4 miliardi di euro, registrando un aumento del 40% rispetto al 2022.