Pesca selvaggia: a rischio la sopravvivenza dei cavallucci marini in Italia
Da un nuovo studio emerge che il futuro dei cavallucci marini in Italia è messo seriamente in pericolo da pesca intensiva e altre attività umane.

Le due specie di cavalluccio marino presenti nei mari italiani rischiano di scomparire definitivamente. E’ questo il quadro allarmante che emerge da un recente studio coordinato e condiviso da Stazione Zoologica Anton Dohrn e Università della Tuscia in collaborazione con Cnr, Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno, Università del Salento e Centro Nazionale per la Biodiversità.
La pesca selvaggia minaccia la sopravvivenza dei cavallucci marini in Italia

Il progetto, i cui risultati sono stati resi pubblici sulla rivista Ecological Informatics, è stato condotto grazie al prezioso contributo di sub e ricercatori che hanno monitorato le acque della Penisola per fornire delle mappe dettagliate della situazione. E’ stato così possibile ottenere un censimento delle due specie presenti in Italia: Hippocampus hippocampus e Hippocampus guttulatus, la cui sopravvivenza è messa seriamente a rischio da fattori antropici e pesca selvaggia. Quest’ultima in particolare costituisce la prima minaccia per il futuro dei cavallucci marini italiani.
Nello specifico infatti emerge che meno del 30% dell’areale di distribuzione delle due specie risulta protetto, con la pesca intensiva che ha un effetto devastante sul 38% delle aree idonee all’esistenza di Hippocampus hippocampus e sul 42% delle zone adatte alla popolazione di Hippocampus guttulatus.
Il paradosso sta nel fatto che le nuove mappe rivelano anche quanto le acque italiane siano perfette per la vita dei cavallucci marini, soprattutto nella zona compresa tra il Mar Ligure e il Mar Ionio. L’unica area non molto favorevole alla loro presenza è concentrata invece nella zona compresa tra le coste dell’Emilia Romagna e dell’Abruzzo. Inoltre Hippocampus guttulatus può disporre di un numero più alto di aree idonee, dal punto di vista ambientale, rispetto a Hippocampus hippocampus.
Un progetto realizzato grazie all’aiuto dei cittadini

Per riuscire a preservare la specie è fondamentale agire il più in fretta possibile. Già nel 2017 l‘Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) aveva lanciato un primo allarme sulla sopravvivenza dei cavallucci marini, certificando una riduzione del 30% della popolazione durante gli ultimi vent’anni. Considerando che gli esemplari mediterranei trascorrono la loro vita in un territorio di appena 20 metri quadrati, basterebbe semplicemente trovare il modo di salvaguardare questi minuscoli spazi di biodiversità.
Il nostro lavoro lascia in eredità soprattutto una nuova consapevolezza sulle aree da proteggere e sulle attività che più ostacolano, per ciascuna zona, la presenza dei cavallucci. Si tratta di mappe che possono essere usate dai decisori politici e dagli enti preposti alla conservazione per capire, ad esempio, dove realizzare future campagne di monitoraggio per il censimento dei cavallucci o dove attuare delle misure di mitigazione delle attività umane per evitare di arrecare altri danni alle popolazioni di cavallucci marini o agli habitat in cui vivono”
ha affermato Luciano Bosso, ecologo e ricercatore dell’Isafom-Cnr.
Al di là dei dati preoccupanti, il progetto è stato comunque un successo grazie al coinvolgimento dei cittadini, soprattutto quelli appassionati di fotografia subacquea, che sono stati invitati a riprendere gli esemplari e a condividere le informazioni.
Una vera e propria campagna di citizen science che ha fatto leva sull’interesse quasi naturale per una specie molto ricercata e fotogenica e che, grazie anche al coinvolgimento delle associazioni Padi (Professional Association of Diving Instructors) e Pss (Professional Scuba Schools), si è tradotta in 115 nuove segnalazioni nei mari italiani
ha dichiarato Rosario Balestrieri, tecnologo della Stazione Zoologica Anton Dohrn.