Nuove strategie per ripulire le acque dai “forever chemicals”
L’UE intende lanciare una strategia per rimuovere dalle acque i PFAS, le sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche.

Il prossimo 4 giugno, la Commissione Europea presenterà ufficialmente la sua ambiziosa strategia per il rafforzamento delle risorse idriche del territorio europeo. In particolare, questo piano punta alla rimozione dei cosiddetti forever chemicals, ovvero i PFAS.
Si tratta di composti chimici utilizzati a partire dagli anni ’40 in moltissimi prodotti industriali e di consumo. Il loro appellativo richiama alla loro estrema resistenza, il che li rende terribilmente difficili da degradare. I PFAS si accumulano in natura, contaminando il terreno e le acque fino a entrare nell’organismo di animali e dell’uomo, portando con sé lo sviluppo di gravi malattie.
L’obiettivo dell’UE è di dare il via a un’azione su larga scala per bonificare le acque europee già a partire dal 2026. Oltre alla bonifica, però, si prevede la creazione di un rapporto tra la sfera pubblica e quella privata per implementare le tecnologie innovative volte alla depurazione delle acque. Intanto, entro la fine di quest’anno, verrà adottata la restrizione totale dell’uso dei PFAS nelle schiume antincendio, una delle principali cause della contaminazione delle acque.
Dove prenderà i soldi l’UE per decontaminare le acque?

L’impatto economico di questo piano è considerevole. Secondo le stime, il costo annuale per gli interventi di bonifica e depurazione delle acque da PFAS ammonterebbe a 18 miliardi di costi aggiuntivi. Inoltre, si aggiungerebbero anche le spese per la gestione delle acque reflue e dei fanghi di depurazione. Ma non bisogna sottovalutare l’altissimo costo dell’esposizione ai PFAS per la salute umana. Infatti, i PFAS e gli altri inquinanti altamente persistenti continuano ad accumularsi nelle acque del l’UE, con costi stimati per la salute compresi tra 52 e 84 miliardi di euro ogni anno.
Per far fronte a questo alto prezzo per la depurazione delle acque, il piano si basa sul principio del “chi inquina paga”. Le aziende responsabili dell’inquinamento, quindi, saranno tenute a finanziare la bonifica dei territori. Solo nel caso in cui non risulterà possibile identificare un responsabile diretto, allora saranno impiegati i fondi pubblici.
L’innovazione e la resilienza delle risorse idriche

Oltre al piano di depurazione delle acque, la strategia proposta prevede anche la promozione di soluzioni innovative e, soprattutto, sostenibili. L’innovazione e la digitalizzazione sarebbero la chiave per arrivare a soluzioni che possano durare nel tempo. L’obiettivo della proposta non è solo quello di bonificare le risorse idriche europee, ma anche quello di prevenire future contaminazione grazie all’uso della tecnologia.
E, infine, l’ultimo punto del piano è quello di migliorare la gestione integrata delle acque nelle città. Con la crisi climatica che stiamo vivendo, ottimizzare le risorse idriche cittadine è di vitale importanza, soprattutto in periodi siccitosi o di alluvioni. Questa proposta potrebbe essere il punto di svolta per affrontare non soltanto l’emergenza ambientale e sanitaria provocata dai PFAS, ma anche migliorare e rendere più sostenibile il settore idrico. In questo modo, l’UE tenta di incentivare una transizione ecologica delle risorse idriche su tutto il territorio europeo.