Al momento, la presenza del batterio è stata maggiormente rilevata nelle Americhe, anche se è stato intercettato anche in Egitto e nell’isola di Madeira. Queste segnalazioni ci fanno capire come il pericolo di contagio sia dietro l’angolo anche per l’Europa continentale. Questa è una minaccia che preoccupa, soprattutto per un Paese come l’Italia, che rappresenta una parte importante della produzione europea di agrumi. Non è una situazione da prendere alla leggera.
Il problema ancora più preoccupante è che non esistono ancora cure resistenti. Per questa motivazione, l’unico modo per riuscire a far sopravvivere le piante è la prevenzione attraverso monitoraggi, quarantene e l’utilizzo di tecnologie avanzate per il rilevamento precoce. Per rilevare un possibile contagio, basta osservare la presenza di rami gialli, foglie con maculature clorotiche e frutti piccoli e deformi.
Un settore importantissimo per l’agricoltura italiana

L’importanza del settore agrumicolo nell’agricoltura e nel mercato agricolo italiano è cruciale. Come ci ricorda Beccatelli, solo la superficie coltivata ad arance in Italia si aggira a circa 86mila ettari. In particolare, di questi 86mila ettari, due terzi sono coltivati in Sicilia.
Attualmente, per la campagna in corso, è stata stimata una produzione di arance in 1,6 milioni di tonnellate. Se confrontiamo questo numero alla produzione complessiva in Europa (5,5 milioni), comprendiamo bene la posizione di massimo rilievo dell’Italia nel settore agrumicolo a livello europeo e non solo. Al momento, i maggiori concorrenti del mercato italiano sono il Marocco, il Sudafrica e l’Egitto, in cui i costi di produzione sono molto più bassi e i controlli sulle malattie sono quasi pari a zero.
Altre minacce che possono decimare la produzione di agrumi

Il Greening non è l’unica malattia che colpisce gli agrumeti. Le malattie che minacciano l’agrumicoltura, infatti, sono varie. Tra le tante, ci sono il Citrus Black Spot, il Citrus Canker, il Citrus Leprosis Virus e il Citrus Variegated Chlorosis. Queste malattie, per il momento, non hanno ancora raggiunto le colture della nostra Penisola. Non è da escludere, però, che possano arrivare anche qui, soprattutto se si considerano la globalizzazione e il cambiamento climatico.
Così come per il Greening, non esistono cure efficaci per queste malattie. Allo stesso modo, l’unica strada da percorrere è quella della prevenzione e del contenimento della malattia attraverso rigidi protocolli di quarantena. Un ruolo importante, sotto questo aspetto, può essere ricoperto dalla tecnologia. Esistono infatti dei sensori biocompatibili non invasivi in grado di monitorare le piante e rilevare in anticipo qualsiasi alterazione riconducibile alla contaminazione della pianta.
