Le emissioni di metano spaventano: i risultati del nuovo studio

Autore:
Roberta Ciervo
  • Laurea in Lingue e Culture Straniere
Tempo di lettura: 3 minuti

I ricercatori sottolineano l’importanza di ridurre le emissioni di metano, non soltanto per la già nota minaccia della CO2.

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Una recente ricerca pubblicata su Frontiers in Science (“The Methane Imperative“) lancia l’allarme sull’aumento esponenziale delle emissioni globali di metano. Il team di ricercatori che ha condotto lo studio mette in guardia da questa preoccupante impennata. Gli studiosi, inoltre, chiedono una reazione tempestiva dei governi globali per far fronte al problema.

Nonostante il metano abbia un potere riscaldante 80 volte superiore a quello della CO2 nei primi 20 anni dopo aver raggiunto l’atmosfera, la maggior parte degli sforzi si sono concentrati su quest’ultima come ragione principale dietro l’aumento delle temperature globali. E così, a partire dal 2006, si è visto un aumento esorbitante delle emissioni di metano, che è andato peggiorando a partire dal 2020 in poi.

La preoccupante accelerazione del tasso di emissioni di metano

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Come spiega Drew Shindell, climatologo presso la Duke University e principale autore dello studio,

Il tasso di crescita del metano sta accelerando, il che è preoccupante. Fino a circa 20 anni fa era abbastanza piatto e solo negli ultimi anni abbiamo avuto questa enorme carica di metano. Ciò ha reso il lavoro di affrontare il riscaldamento antropogenico ancora più impegnativo.

In questi ultimi cinque anni, in particolare, sono state registrate emissioni globali di metano superiori di circa 30 milioni di tonnellate ogni anno rispetto al decennio scorso. Secondo lo studio, le emissioni superano di gran lunga le ultime proiezioni di base. Infatti, sono stati superati per ben due volte (nel 2021 e nel 2022) i record annuali di emissioni di metano.

Il team di ricercatori ha identificato nello studio alcuni fattori che potrebbero aver contribuito a questo preoccupante aumento: la produzione di combustibili fossili; l’agricoltura e l’allevamento; le zone umide naturali, aumentate con il riscaldamento globale. Questo perché il metano può essere prodotto dalla perforazione e dalla lavorazione di petrolio, gas e carbone, ma anche dal bestiame, soprattutto con l’aumento dell’agricoltura animale, e dalla rapida decomposizione di materia organica nelle zone umide.

Azioni prese e da prendere contro l’aumento delle emissioni di metano

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Già a partire da novembre 2021, gli Stati Uniti d’America, insieme all’Unione Europea, ha lanciato l’iniziativa Global Methane Pledge (GMP). Si tratta di un accordo per ridurre collettivamente del 30% le emissioni di metano entro il 2030. Il GMP, ad oggi, è esteso a 155 Paesi. Purtroppo, però, solo il 13% delle emissioni è coperto dalle politiche attuali.

Secondo il report, soltanto il 2% dei finanziamenti globali per il clima è rivolto alla riduzione delle emissioni di metano. Bisogna cambiare le cose e bisogna cambiarle subito. A questo fine, lo studio delinea una serie di azioni da intraprendere, tra cui migliorare il collegamento tra le emissioni di CO2 e gli sforzi di riduzione del metano. Un altro suggerimento è quello di identificare progetti di taglio del metano più efficaci.

Ovviamente, però, deve partire tutto dalle istituzioni e dai governi. Se non si attuano nuove misure in modo rapido, l’aumento delle emissioni di metano andrà solo peggiorando a un ritmo sempre maggiore.