La crisi idrica porta il Pianeta verso la siccità e la desertificazione

Autore:
Roberta Ciervo
  • Laurea in Lingue e Culture Straniere
Tempo di lettura: 3 minuti

Siccità, desertificazione e degrado del suolo minacciano sempre più la Terra, colpendo miliardi di persone.

Deserto
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Una delle crisi ambientali più gravi è la crisi idrica. La cattiva gestione delle acque sta portando con sé conseguenze devastanti, tra cui il degrado del suolo, la siccità e la desertificazione. Questi fenomeni colpiscono direttamente oltre 3,2 miliardi di persone. La mancanza di acqua comporta la perdita di fertilità del suolo, con conseguenti ripercussioni sullo sviluppo sostenibile di circa 1,6 miliardi di ettari di terreno in tutto il mondo. Tutto ciò aggrava parecchie criticità già esistenti, quali povertà, fame, perdita di biodiversità e migrazione. E ciò non avviene solo nelle zone aride. Secondo il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), tutti i continenti stanno affrontando un aumento di siccità ecologica e agricola.

Le cause sono da riscontrare, come sempre, nelle attività nocive dell’uomo. L’uso dei combustibili fossili, la deforestazione, la cattiva gestione delle risorse idriche e dei terreni sono le principali cause di questo fenomeno. Fare qualcosa è doveroso, a partire da scelte politiche per ripristinare gli ambienti degradati, fermare le emissioni dannose per l’ambiente e frenare il consumo del suolo e delle acque.

L’Europa tutta è colpita dalla crisi idrica

Siccità
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Come il resto del mondo, l’Europa si trova ad affrontare la minaccia della desertificazione. Nello scorso mese di maggio, circa il 40% del continente è stato colpito da qualche forma di siccità. I segni più evidenti della crisi idrica sono stati riscontrati in Francia settentrionale, Regno Unito, Irlanda, Mar Baltico e nella maggior parte dell’Europa centro-orientale. Queste aree, a differenza dell’Europa meridionale che era già stata identificata come a rischio, erano ritenute erroneamente esenti da questo preoccupante fenomeno. Le conseguenze sui raccolti e sulle provviste alimentari sono specialmente devastanti.

La situazione in Italia, in particolare, è assai critica. L’approvazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici avvenuta nel 2023 non sembra aver prodotto alcun effetto significativo, soprattutto perché non sono state attutate misure concrete per far fronte alla problematica. Secondo i dati di ISPRA, negli ultimi 30 anni c’è stata una riduzione della disponibilità d’acqua del 19% e, nonostante ciò, i consumi aumentano.

La cattiva gestione del suolo e delle risorse idriche in Italia 

Siccità
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L’esempio più lampante della cattiva gestione delle risorse idriche è la Sicilia, in cui molte aree sono a rischio di desertificazione. Sono state registrate perdite idriche superiori al 55% in alcune zone per via delle mancanze della rete di distribuzione. Solo 30 dei 47 invasi presenti sul territorio sono operativi. Come se non bastasse, vengono costruiti dissalatori in zone dove quelli già esistenti erano stati abbandonati. Questi esempi di cattiva gestione fanno comprendere come il problema non sia solo il cambiamento climatico. Se non riusciamo a contrastare la crisi climatica, dovremmo almeno cercare di trovare buone soluzioni per adattarci a questi cambiamenti.

Ma non sono solo gli errori di pianificazione e mala gestione delle infrastrutture che rovinano il territorio italiano. Il danneggiamento del suolo è un’altra problematica seria da tenere in considerazione. Circa 20 ettari di terreno naturale o agricolo al giorno vengono persi in favore di nuove infrastrutture e insediamenti. Il Paese continua subire alterazioni che non fanno altro se non peggiorare la situazione ambientale. E le conseguenze le paghiamo noi e le generazioni a venire.