Inwit e Legambiente, indagine sulla qualità dell’aria: svelati i primi dati

Autore:
Roberta Ciervo

Inwit e Legambiente hanno presentato lo scorso 13 novembre i primi dati relativi al monitoraggio dell’aria nei parchi nazionali italiani.

Parco, Nazionale
Photo by Camera-man – Pixabay

Il progetto nato dalla partnership tra Inwit, società che si occupa delle infrastrutture per le telecomunicazioni elettroniche, e Legambiente è stato già annunciato nello scorso febbraio. La collaborazione è nata con l’obiettivo di monitorare la qualità dell’aria dei parchi e delle riserve dell’Appennino Centrale.

Il 13 novembre scorso, durante l’evento “Le infrastrutture digitali per il monitoraggio ambientale e della biodiversità”, i dati relativi al primo mese di monitoraggio sono stati presentati.

Necessariamente riduttivi, sia per il territorio preso in esame sia per il breve periodo delle rilevazioni, i valori registrati sembrano essere in linea con la normativa corrente. Legambiente ha preso in esame soprattutto i livelli delle polveri sottili (PM10), del particolato fine (PM2.5) e del biossido di azoto (NO2).

Ci sono però delle eccezioni. Nelle aree interne, la qualità dell’aria peggiora soprattutto a causa del traffico di automobili e mezzi pesanti e a causa del riscaldamento domestico.

Come sono state registrate le misurazioni?

torri inwit
Photo by INWIT

Obiettivo fondamentale della partnership tra Legambiente e Inwit è il monitoraggio della qualità dell’aria. Per fare ciò, sono stati installati sulle torri Inwit dei sensori IoT per la registrazione di dati e parametri ambientali, tenendo conto di tendenze e variazioni per valutare gli effetti dei parametri registarti sulla biodiversità dell’area d’interesse.

Michelangelo Suigo, direttore Relazioni esterne, comunicazione e sostenibilità di Inwit, ha affermato:

La partnership con Legambiente testimonia il valore aggiunto della distribuzione capillare delle nostre torri sul territorio, in questo caso per la tutela della biodiversità. Le torri di INWIT sono infrastrutture digitali, condivise e sostenibili, a disposizione degli operatori di telecomunicazione mobili e in grado di ospitare tecnologia avanzata IoT per effettuare il monitoraggio della qualità dell’aria e misurare gli impatti dei cambiamenti climatici, a beneficio dei territori e delle comunità nei quali operiamo.

Proteggere i nostri ecosistemi con la tecnologia

parco del gran sasso
Photo by SGPICS – Shutterstock

Come abbiamo già accennato in precedenza, l’obiettivo di questo progetto è di monitorare la qualità dell’aria per comprendere l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla biodiversità dei nostri parchi nazionali.

Le aree prese in considerazione sono quattro aree protette abruzzesi: il parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; il parco nazionale della Maiella; la riserva regionale Zompo lo Schioppo; la riserva regionale Monte Genzana Alto Gizio. Queste aree sono importantissime per il loro valore naturalistico e per la biodiversità che vi abita, tra cui l’orso bruno marsicano.

Come dovremmo ormai sapere tutti, la protezione della biodiversità è di fondamentale importanza. Inwit, infatti, promuove diversi progetti per la salvaguardia della biodiversità. Per questo, Inwit mette al centro il concetto della sostenibilità, valutando gli impatti delle proprie infrastrutture e sviluppando progetti per un business sostenibile.

Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente ha dichiarato:

“L’inquinamento, insieme alla crisi climatica, alla perdita e frammentazione degli habitat, al sovrasfruttamento delle risorse, all’introduzione delle specie aliene invasive, rappresenta una delle principali minacce per la biodiversità e gli ecosistemi naturali. Per questo abbiamo deciso di affiancare Inwit in questo nuovo monitoraggio sperimentale.”

Ed è questa l’idea dietro la partnership tra Inwit e Legambiente, mettere a servizio la tecnologia per la tutela e salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità.