Inquinamento luminoso e Alzheimer: la risposta dei ricercatori di Chicago

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 3 minuti

É possibile che l’inquinamento luminoso sia collegato al rischio di Alzheimer? Gli scienziati del Rush University Medical Center di Chicago hanno provato a dare una risposta.

Demenza
Photo by geralt – Pixabay

L’inquinamento luminoso provoca numerosi danni, dal togliere il sonno al disturbare i ritmi di vita di piante e animali. Ultimamente, è sorta l’ipotesi che potrebbe anche aumentare – e in modo significativo – il rischio di ammalarsi di Alzheimer, soprattutto negli under 65. Secondo un recente studio pubblicato su Frontiers in Neuroscience, infatti, l’Alzheimer sarebbe maggiormente diffuso proprio in quelle zone dove l’inquinamento luminoso è particolarmente forte.

Lo studio

Gli scienziati del Rush University Medical Center di Chicago hanno selezionato dai report del programma di assicurazione sanitaria federale Medicare le informazioni sul numero di pazienti affetti da Alzheimer negli Usa tra il 2012 e il 2018 e le hanno confrontate con mappe satellitari della NASA che evidenziavano le zone maggiormente colpite da inquinamento luminoso.

Dai risultati è emerso che alcune patologie come diabete, ipertensione o ictus, insieme alla sindrome di Alzheimer, sono maggiormente associate alle zone con luce notturna intensa. Le persone più vulnerabili in tal senso sarebbero i più giovani, gli under 65 e una possibile spiegazione è stata fornita da Robin Voigt-Zuwala, direttrice del Circadian Rhythm Research Laboratory del Rush University Medical Center:

Alcuni genotipi, che influenzano la malattia di Alzheimer a esordio precoce, hanno un impatto sulla risposta a fattori di stress biologico che potrebbe provocare una maggiore vulnerabilità agli effetti dell’esposizione alla luce notturna.

Non solo, perché tendenzialmente le persone più giovani vivono in aree urbane più luminose e trascorrono parecchio tempo fuori casa durante la sera, esponendosi alla luce notturna.

Ancora è tutto da chiarire

Lo studio condotto ha diversi limiti: Non ha misurato, per esempio, l’incidenza dell’inquinamento luminoso indoor, ha considerato solo soggetti statunitensi e non ha scorporato dall’analisi l’effetto dell’inquinamento atmosferico.

Inoltre, ha valutato la prevalenza e non l’incidenza dell’Alzheimer, cioè la frequenza con cui la malattia si manifesta in una certa popolazione. Infine, manca una valutazione di natura socio-economica delle zone considerate.

Tuttavia, si tratta del primo studio che realmente analizza la correlazione tra inquinamento luminoso e demenza. Alcuni spunti di approfondimento potrebbero essere l’alterazione dei ritmi circadiani che regolano il sonno/veglia e la risposta dell’organismo umano agli stimoli ambientali.

In particolare, i ritmi circadiani controllano anche il sonno e quest’ultimo, se alterato o insufficiente, rientra tra i principali fattori di rischio per l’Alzheimer.

Demenza
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Insomma, l’inquinamento luminoso causa non poche conseguenze sulla salute umana, pertanto è importante fare attenzione e cercare di evitare quanto più possibile di esporsi eccessivamente alle fonti luminose, soprattutto quelle artificiali, che danneggiano sempre più anche habitat ambientali e stili di vita di piante e animali.

Inquinamento luminoso e Alzheimer, quale collegamento: foto e immagini