Inondazioni in Europa centrale: tutta colpa dei combustibili fossili
Le forti piogge in Europa delle ultime settimane sono causate dall’uso dei combustibili fossili: lo afferma Marc Olefs di GeoSphere Austria.

Dopo il caldo torrido che ha caratterizzato l’estate del 2024, l’arrivo della tempesta Boris ha portato con sé devastanti inondazioni nell’Europa centrale. Le forti piogge stanno causando, a partire dalle ultime settimane, numerose vittime e gravi danneggiamenti a case e infrastrutture pubbliche.
Si stima oltre un miliardo di euro di danni in Repubblica Ceca, Polonia, Romania e Austria. Solo nella zona di Saint Poelten, nel sud dell’Austria, in pochi giorni è stato registrato un volume di precipitazioni che solitamente cade nell’arco di sei-nove mesi.
La causa principale dell’aumento di questi eventi meteorologici estremi, come sostengono gli esperti ormai da tempo, è l’utilizzo dei combustibili fossili. Non possiamo dare la colpa a nient’altro se non all’attività antropica dei devastanti danni causati dal cambiamento climatico.
Il cambiamento climatico e gli eventi meteorologici estremi

Marc Olefs, responsabile della ricerca sul clima presso l’Istituto Federale per la Geologia, la Geofisica, la Climatologia e la Meteorologia (GeoSphere Austria), sostiene che le piogge torrenziali e le inondazioni in Europa centrale sono connesse all’aumento delle temperature e al riscaldamento globale causato dall’industria di combustibili fossili.
Secondo le parole del climatologo, infatti, tutta l’area al di sopra dell’Europa centrale, oceani inclusi, è da due a tre gradi più calda rispetto all’epoca preindustriale. A causa di questo motivo, le masse d’aria polari, allo stesso modo di quelle mediterranee, sono a loro volta più calde di due o tre gradi. Di conseguenza, esse assorbono fino al 7% in più di vapore acqueo e l’aria, così, può assorbire fino al 20% di vapore acqueo in più rispetto all’epoca preindustriale.
E se il vapore acqueo nell’aria aumenta, anche le precipitazioni aumentano, diventando sempre più intense e devastanti. Questo perché, come ci dice Olefs,
Sia le aree ad alta pressione che quelle a bassa pressione tendono a durare più a lungo in estate e possono quindi essere più intense.
Cosa fare per cercare di ridurre il danno?

Secondo Olefs, la soluzione è lampante: bisogna assolutamente ridurre le emissioni quanto più velocemente possibile. Egli ha, appunto, dichiarato:
È assolutamente necessario essere neutrali dal punto di vista climatico al più tardi entro la metà del secolo: è l’unico modo per evitare un’ulteriore intensificazione di questi eventi.
Gli esperti sembreranno ormai dei dischi rotti a furia di ripetere sempre come la carbon neutrality sia essenziale per risolvere i numerosissimi problemi che vengono causati dal riscaldamento globale e dai cambiamenti climatici. Eppure ancora non si fa abbastanza e i combustibili fossili rappresentano ancora la norma, al contrario di fonti energetiche più pulite.
C’è bisogno di politiche più stringenti e rappresentanti politici più decisi verso un cambiamento sincero delle attività antropiche per salvaguardare il Pianeta e il clima. Ma, purtroppo, le decisioni governative in fatto ambientale sono ancora basate non su una volontà sincera di salvare il salvabile, ma si fondano solo su faziosità politica e interessi economici.