Inondazioni in Europa centrale: tutta colpa dei combustibili fossili

Autore:
Roberta Ciervo
  • Laurea in Lingue e Culture Straniere
Tempo di lettura: 3 minuti

Le forti piogge in Europa delle ultime settimane sono causate dall’uso dei combustibili fossili: lo afferma Marc Olefs di GeoSphere Austria.

Inondazioni
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Dopo il caldo torrido che ha caratterizzato l’estate del 2024, l’arrivo della tempesta Boris ha portato con sé devastanti inondazioni nell’Europa centrale. Le forti piogge stanno causando, a partire dalle ultime settimane, numerose vittime e gravi danneggiamenti a case e infrastrutture pubbliche.

Si stima oltre un miliardo di euro di danni in Repubblica Ceca, Polonia, Romania e Austria. Solo nella zona di Saint Poelten, nel sud dell’Austria, in pochi giorni è stato registrato un volume di precipitazioni che solitamente cade nell’arco di sei-nove mesi.

La causa principale dell’aumento di questi eventi meteorologici estremi, come sostengono gli esperti ormai da tempo, è l’utilizzo dei combustibili fossili. Non possiamo dare la colpa a nient’altro se non all’attività antropica dei devastanti danni causati dal cambiamento climatico.

Il cambiamento climatico e gli eventi meteorologici estremi

Alluvione
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Marc Olefs, responsabile della ricerca sul clima presso l’Istituto Federale per la Geologia, la Geofisica, la Climatologia e la Meteorologia (GeoSphere Austria), sostiene che le piogge torrenziali e le inondazioni in Europa centrale sono connesse all’aumento delle temperature e al riscaldamento globale causato dall’industria di combustibili fossili.

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Secondo le parole del climatologo, infatti, tutta l’area al di sopra dell’Europa centrale, oceani inclusi, è da due a tre gradi più calda rispetto all’epoca preindustriale. A causa di questo motivo, le masse d’aria polari, allo stesso modo di quelle mediterranee, sono a loro volta più calde di due o tre gradi. Di conseguenza, esse assorbono fino al 7% in più di vapore acqueo e l’aria, così, può assorbire fino al 20% di vapore acqueo in più rispetto all’epoca preindustriale.

E se il vapore acqueo nell’aria aumenta, anche le precipitazioni aumentano, diventando sempre più intense e devastanti. Questo perché, come ci dice Olefs,

Sia le aree ad alta pressione che quelle a bassa pressione tendono a durare più a lungo in estate e possono quindi essere più intense.

Cosa fare per cercare di ridurre il danno?

Inondazioni
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Secondo Olefs, la soluzione è lampante: bisogna assolutamente ridurre le emissioni quanto più velocemente possibile. Egli ha, appunto, dichiarato:

È assolutamente necessario essere neutrali dal punto di vista climatico al più tardi entro la metà del secolo: è l’unico modo per evitare un’ulteriore intensificazione di questi eventi.

Gli esperti sembreranno ormai dei dischi rotti a furia di ripetere sempre come la carbon neutrality sia essenziale per risolvere i numerosissimi problemi che vengono causati dal riscaldamento globale e dai cambiamenti climatici. Eppure ancora non si fa abbastanza e i combustibili fossili rappresentano ancora la norma, al contrario di fonti energetiche più pulite.

C’è bisogno di politiche più stringenti e rappresentanti politici più decisi verso un cambiamento sincero delle attività antropiche per salvaguardare il Pianeta e il clima. Ma, purtroppo, le decisioni governative in fatto ambientale sono ancora basate non su una volontà sincera  di salvare il salvabile, ma si fondano solo su faziosità politica e interessi economici.