Il nostro stile di vita sta distruggendo il Pianeta: i dati preoccupanti

Autore:
Raffaele Di Ciano
  • Laurea in Belle Arti
Tempo di lettura: 4 minuti

Quello tra stile di vita ed emissioni di gas serra è un legame preoccupante per la salvaguardia dell’ambiente. Allo stile di vita, infatti, sono connesse emissioni altissime, che per alcuni paesi arrivano anche a 17 volte i livelli auspicabili. L’Italia, nonostante un miglioramento, ha ancora un ampissimo margine d’azione.

Inquinamento
Photo by SD-Pictures – Pixabay

Lo stile di vita influisce enormemente sulle emissioni di gas serra. Lo evidenzia il think tank Hot or Cool Institute in un recente report in cui ha calcolato le impronte carboniche dei maggiori emettitori del mondo. In particolare, alcuni Paesi si dimostrano talmente sregolati da superare di ben 17 volte i livelli auspicabili di emissioni. L’Italia non è tra questi, ma i risultati dello Stivale non sono certo ottimali: nonostante i miglioramenti degli ultimi anni, per raggiungere un livello accettabile, dovremmo ridurre le emissioni dell’85% nell’arco dei prossimi 10 anni.

Ben distanti dall’Accordo di Parigi, molti Paesi non stanno seguendo la bussola climatica, con il risultato di emissioni globali allo sbando: secondo il report A Climate for Sufficiency: 1.5-Degree Lifestyles, superano di 7 volte l’obiettivo da raggiungere. Rientrare in un aumento di 1,5 gradi in più rispetto all’era preindustriale non sarà affatto semplice.

Stile di vita ed emissioni di gas serra

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Il report di Hot or Cool Institute, intitolato A Climate for Sufficiency: 1.5-Degree Lifestyles analizza il legame tra stile di vita ed emissioni di gas serra. Dai calcoli emerge chiaramente come i Paesi ad alto reddito siano spesso i principali emettitori di gas serra. Per giungere a questo risultato, il think tank ha analizzato gli stili di vita e le emissioni di 25 Paesi nel mondo e ha affermato che:

L’impronta di carbonio media legata allo stile di vita è di 7,1 tonnellate di CO2 equivalenti per persona per anno, ben al di sopra delle 1,1 tonnellate compatibili con l’obiettivo di 1,5°C entro il 2035. Ciò richiede una riduzione media delle emissioni dell’85% nel prossimo decennio.

I Paesi ad alto reddito sono quelli che impattano maggiormente su questo risultato, arrivando anche a raggiungere livelli di emissioni 17 volte superiori a quelli auspicabili. La classifica vede al vertice:

  • USA, con 18,1 tonnellate di CO2 equivalenti per persona all’anno;
  • Australia, con 13,2 tonnellate di CO2;
  • Canada, con 11,3 tonnellate di CO2;
  • Corea del Sud, con 8,9 tonnellate di CO2;
  • Italia, con 8,6 tonnellate di CO2.

La situazione in Italia

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Le cause principali di queste emissioni altissime risiedono negli stili di vita: auto, viaggi aerei frequenti, consumo di carne e case di grandi dimensioni, per cui si hanno alti consumi di combustibili fossili. L’Italia, con il suo quinto posto, non spicca certo per virtuosità, nonostante in Europa le emissioni siano in remissione rispetto al passato. Questo risultato, infatti, mostra quanta strada ci sia ancora da fare per raggiungere gli obiettivi del 2030. Il nostro Paese supera la Germania, il Regno Unito e la Francia, ma anche i grandi inquinatori asiatici, in termini di emissioni pro capite.

Basti pensare che la Cina è al 18esimo posto in questa classifica, e l’India al 22esimo. In vista di Cop30, questo scenario fa scattare un campanello d’allarme: è necessario trovare soluzioni immediate che modifichino lo stile di vita e impongano riduzioni obbligatorie per le imprese, in modo da riuscire a ridurre le emissioni. A questo proposito, l’Hot or Cool Institute raccomanda un approccio di sufficienza: soddisfare i bisogni primari senza eccedere. Ci riusciremo?

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