Il Mar Caspio si ritira: allarme per la biodiversità locale
L’aumento delle temperature fa evaporare le acque del Mar Caspio, mettendo in pericolo la biodiversità del posto.

Il più grande bacino d’acqua senza sbocco sul mare del mondo, il Mar Caspio, è a rischio di prosciugarsi a causa del riscaldamento globale. Anche se riuscissimo a contenere l’aumento delle temperature entro i 2°C, la superficie del Mar Caspio potrebbe ridursi di ben 112.000 chilometri quadrati. Si stima, inoltre, che i livelli idrici potrebbero abbassarsi fino a 21 metri entro il 2100, se la crisi climatica non verrà tenuta sotto controllo. Questo fenomeno di calo del livello delle acque è causato dall’evaporazione accelerata. L’acqua evapora più velocemente dell’apporto di altra acqua.
Una team di ricercatori dell’Università di Leeds, in Gran Bretagna, ha avviato un lavoro di mappatura per comprendere le conseguenze del restringimento sulla biodiversità e sulle comunità costiere delle nazioni confinanti (Azerbaigian, Iran, Kazakistan, Russia e Turkmenistan). Tra le zone più importanti, molte si trovano in aree in cui le acque sono poco profonde. Il timore, quindi, è quello che queste zone, vitali per la sopravvivenza dell’ecosistema, possano sparire per prime.
Le specie a rischio: foche, storioni e uccelli migratori

Ad essere particolarmente minacciate da questo restringimento sono le foche del Mar Caspio (Pusa caspica). Si tratta di un mammifero in grado di adattarsi alle condizioni di acqua salmastra, in cui le temperature oscillano in modo drastico. Queste foche, tra gennaio e marzo, partoriscono i loro cuccioli sul giacchio a nord del Mar Caspio. Il problema, però, è che perfino una riduzione moderata del livello delle acque potrebbe causare un restringimento dell’81% della superficie di questo habitat. Questo peggiora lo stato di questa specie, già fortemente minacciata.
Ma le foche non sono le sole in pericolo. Anche gli storioni, pesci noti per il loro caviale, rischiano di vedere il proprio habitat scomparire. Nei mesi caldi, questi pesci tendono a vivere in zone poco profonde. Queste aree rischiano di ridursi fino al 45%, impedendo, così, l’accesso ai luoghi in cui queste specie si riproducono. Come se non bastasse, la riduzione della superficie del Mar Caspio mette a rischio anche gli uccelli migratori.
Le conseguenze non risparmiano nemmeno l’uomo

Non è soltanto la fauna ad essere minacciata dal restringimento del Mar Caspio. Le popolazioni costiere dipendono molto dal mare, vivendo principalmente di pesca, commercio e trasporti. L’abbassamento del livello delle acque potrebbe implicare un allontanamento dei porti di decine di chilometri. Gli esperti prevedono, infatti, che i porti di Baku, Anzali e Aktau si troveranno almeno a un chilometro dal mare. Peggio potrebbe capitare ai porti di Turkmenbashi e Lagan, i quali si ritroverebbero rispettivamente a 16 e 115 chilometri dalla costa.
Inoltre, si stima che le peggiori perdite economiche saranno subite dalle comunità a nord. Le previsioni dipingono un’immagine devastante tra l’impossibilità di praticare la pesca e piogge scarse che potrebbero danneggiare l’agricoltura. In più, spaventano le polveri tossiche che i fondali marini prosciugati potrebbero rilasciare.
Secondo il team di ricercatori, il restringimento del Mar Caspio è inevitabile, ma può essere limitato. Il dottor Simon Goodman della School of Biology dell’Università di Leeds afferma infatti
Con gli effetti previsti che si svilupperanno nel corso di alcuni decenni, dovrebbe essere possibile trovare modi per proteggere la biodiversità salvaguardando al contempo gli interessi e il benessere degli esseri umani. Questo potrebbe sembrare un lungo periodo, ma, date le immense sfide politiche, legislative e logistiche, è consigliabile iniziare l’azione il più presto possibile per avere la migliore possibilità di successo.