I rumori generati dall’uomo fanno male all’ambiente!
I rumori antropici hanno un impatto notevole sulla biodiversità e sulla natura: cosa ci dice l’entomologo Jérôme Sueur?

L’inquinamento acustico prodotto dall’uomo ha un reale impatto sul Pianeta e sulla biodiversità. Questo è ciò che sostiene Jérôme Sueur, direttore del laboratorio di ecoacustica al Museo nazionale di Storia naturale di Parigi. A questo proposito, infatti, Sueur ha pubblicato un saggio, Storia naturale del silenzio. Al suo interno, l’autore non soltanto descrive la vita sonora della natura, ma parla anche dei rischi legati all’assordante rumore prodotto dall’uomo.
Un esempio che viene riportato nel libro di Sueur ci parla degli esperimenti condotti nell’isola di Moorea, nella Polinesia francese. È stato dimostrato che il rumore delle imbarcazioni a motore disturba i coralli, i quali si affidano ai suoni della barriera corallina per trovare un luogo adatto in cui stabilirsi. Nelle zone più tranquille e protette, l’attrazione corallina verso le barriere è molto maggiore.
Il silenzio come risorsa fondamentale per la vita

Sueur giudica il silenzio come una risorsa vitale alla stregua di cibo e acqua. Egli spiega come fare rumore sia una parte fondamentale dell’esistenza, ma mette allo stesso tempo in guardia l’essere umano dall’essere più rumoroso del resto degli esseri viventi. Scrive, infatti, che gli uomini devono
assicurarsi di non essere più vivi di altri.
Egli si basa molto sul concetto di Umwelt, ovvero il mondo sensoriale unico di ogni specie, plasmato dai suoi organi sensoriali. L’Umwelt di un animale rappresenta la fetta limitata del mondo che può percepire e definisce il suo ambiente immediato. Sueur suggerisce che il rumore costante disturba la percezione del mondo di molte specie e ostacola la capacità delle persone di avere empatia per gli altri. Questo perché il rumore ci separa dai ritmi naturali dell’ecosistema e, in questo modo lo minaccia.
Il silenzio naturale esclude l’uomo dall’equazione

Nel libro di Sueur permeano le idee del musicista ed ecologista del paesaggio sonoro Bernie Krause, il quale divide i paesaggi sonori in biofonia (i suoni della fauna selvatica), geofonia (i suoni della natura) e antropofonia (i suoni prodotti dall’uomo). Basandosi su queste teorie, Sueur identifica con l’espressione silenzio naturale l’unione della biofonia e della geofonia in assenza di antropofonia. Questa situazione di silenzio naturale è stata raggiunta durante la pandemia, con un calo di livelli sonori del 60-75% registrati in città come Grenoble e Lione. Ciò ha reso possibile un cambiamento nella comunicazione tra le specie selvatiche, agevolando ed estendendo la portata dei richiami. Ma, ovviamente, questa è stata solo una situazione passeggera.
Per questo motivo Sueur auspica una maggiore consapevolezza dei danni procurati dall’eccessiva antropofonia. Inoltre, lo studioso propone di creare una rete globale di santuari silenziosi dove preservare il silenzio naturale.
Ma la visione di Sueur risente di un chiaro risentimento contro i danni creati dagli esseri umani, marcando l’immaginaria linea di separazione tra uomo e mondo naturale. È chiaramente una visione difficile da attuare, per questo è necessaria una visione d’insieme che non escluda nettamente l’uomo dal resto del mondo.