Greenpeace Berlino e la protesta contro l’industria della moda

Autore:
Samantha Patente
  • Laureanda in Scienze della Comunicazione
Tempo di lettura: 4 minuti

La settimana della moda a Berlino inizia con una protesta ai piedi della Porta di Brandeburgo: migliaia di vestiti e la #returntosender

Protesta,
Photo by OrnaW – Pixabay

La settimana della moda è arrivata a Berlino e, insieme alle ultimissime tendenze, ha portato con sé la protesta di Greenpeace Germania davanti alla Porta di Brandeburgo.

Un enorme container che riportava la scritta #Return to sender – rispedire al mittente – ha rovesciato migliaia di vestiti e stoffe, proprio ai piedi della Porta.

Il mercato di Kantamanto mette in ginocchio Accra

È accaduto a Berlino, nel cuore della capitale: gli attivisti hanno manifestato contro il settore della moda, denunciandone il contributo nella diffusione dell’inquinamento, attraverso la plastica nei capi d’abbigliamento.

Una protesta che pone i riflettori sul tema del greenwashing dell’industria della moda e su quanto l’esportazione di rifiuti tessili nei paesi del Terzo Mondo alimenti il problema legato all’inquinamento.

Non è più un segreto: le reti di Accra, Ghana, che una volta raccoglievano pesce in abbondanza, ora offrono un groviglio di rifiuti tessili provenienti dal vicino mercato di Kantamanto, il più grande al mondo nella vendita di usato.

le nostre reti vengono danneggiate, i pesci si allontanano e con loro i nostri mezzi di sostentamento

ha dichiarato il pescatore  Nii Armah all’agenzia di stampa francese AFP.

Un flusso mensile di 214 milioni di dollari

Nel 2021, l’Osservatorio della Complessità Economica (OEC) ha dichiarato che il Ghana è diventato il principale importatore mondiale di abbigliamento di seconda mano.

Una pratica che genera un flusso mensile di circa 214 milioni di dollari di indumenti proveniente da Canada, Regno Unito e Cina e che ha creato, nel tempo, 30.000 posti di lavoro nel paese.

Tuttavia, questa situazione ha anche guidato progressivamente ad una grave crisi ambientale soprattutto con l’ascesa della  fast fashion.

La protesta di Greenpeace

Viloa Wohlgemuth, militante di Greenpeace, ha detto:

Stiamo protestando contro il colonialismo dei rifiuti dell’industria della moda. Perché dietro di me ci sono 4,6 tonnellate di tessuti, pari a 19.000 capi di abbigliamento, e rifiuti di plastica che finiscono in Ghana in appena una settimana. Questo provoca un massiccio inquinamento del suolo a livello locale e problemi di salute. È assurdo che i nostri tessuti diventino rifiuti di plastica della moda, da esportare in altri Paesi

Gli attivisti hanno aggiunto:

Bisogna fare qualcosa per le microplastiche contenute in questi tessuti, che stanno causando danni e inquinamento agli oceani e alla terraferma

La vita acquatica devastata

Parlando degli indumenti, Justice Adoboe, della Rete dei giornalisti dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari del Ghana, ha dichiarato:

vengono per lo più gettati via indiscriminatamente, perché il nostro modo di trattare i rifiuti non è efficiente

aggiungendo

Quando piove, l’acqua si porta via i vecchi vestiti e li sversa negli scarichi, così finiscono nei nostri corsi d’acqua e devastano la vita acquatica

500.000 dollari l’anno per lo smaltimento dei rifiuti, ma non è sufficiente

L’Assemblea Metropolitana di Accra investe circa 500.000 dollari l’anno nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti provenienti dal mercato di Kantamanto.

Alcuni dati sono allarmanti:

  • solo il 70% di questi rifiuti può essere trattato dalla OR Foundation
  • il resto viene bruciato nelle vicinanze e provoca, inevitabilmente, inquinamento atmosferico
  • in altri casi viene scaricato e abbandonato all’interno di ecosistemi fragili.

Nel 2019,  la discarica di Kpone, l’unica ufficiale del Paese, ha preso fuoco a causa dell’eccessiva quantità di vestiti di seconda mano, evento che ha peggiorato una situazione già critica.

Chiediamo alle autorità di fare qualcosa

conclude il pescatore Nii Armah

Occorre agire, la situazione, a livello globale, è allarmante, basti pensare all’inquinamento causato dai coloranti nelle acque reflue delle industrie tessili. 

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