Colombia e Brasile: le politiche contro il disboscamento funzionano

Autore:
Roberta Ciervo
  • Laurea in Lingue e Culture Straniere
Tempo di lettura: 3 minuti

Le politiche contro il disboscamento nel Sudamerica stanno mostrando dei buoni risultati, ma il problema non è ancora risolto.

Guarda il video

Green
Photo by 51581 – Pixabay

La perdita di vaste aree di foreste tropicali è, al giorno d’oggi, ancora un grave problema. Solo nello scorso anno sono stati abbattuti o bruciati circa 37 mila chilometri quadrati, per intenderci una superficie vasta quanto la Toscana e la Campania messe insieme.

Come dovremmo sapere ormai, la deforestazione rappresenta non soltanto una riduzione della possibilità per il pianeta di contrastare l’effetto serra, ma implica anche la perdita di ecosistemi essenziali per la sopravvivenza di numerose specie animali e vegetali.

La piattaforma Global Forest Watch (GFW) lanciata da World Resources Institute monitora lo stato delle foreste in tempo reale. Così facendo, ci offre dati essenziali. Infatti, secondo le analisi della piattaforma, il disboscamento è ancora uno dei problemi ambientali più urgenti.

Ma sembra anche che ci siano stati dei progressi, seppur lievi. Infatti, secondo GFW, tra il 2022 e il 2023, c’è stata una riduzione del 9%. E questo anche grazie alle politiche per la tutela delle foreste tropicali avviate in Sudamerica.

Le misure prese in Sudamerica per la protezione delle foreste

Amazzonia
Photo by DEZALB – Pixabay

La foresta tropicale più iconica del mondo, l’Amazzonia, è la più grande al mondo. Estesa su una superficie di 6,5 milioni di chilometri quadrati, è definita dal WWF

un patrimonio naturale inestimabile da cui dipende l’intera esistenza del nostro Pianeta.

Negli ultimi 30 anni, sono stati persi in media 12 mila chilometri quadrati di superficie all’anno. Per questo motivo i governi sudamericani stanno cercando di salvaguardare il cosiddetto “polmone verde”.

In Brasile, il presidente Luiz Inácio Lula da Silva si è impegnato a fermare completamente la deforestazione entro il 2030. Il presidente Lula ha revocato molte leggi approvate dal suo predecessore Jair Bolsonaro, le quali rendevano più semplice la deforestazione a scopi commerciali e di sviluppo. Il presidente brasiliano ha, inoltre, riorganizzato l’agenzia governativa per la protezione dell’ambiente.

Ma non si è fermato qui. Infatti, intende aumentare le aree definite territorio per le popolazioni native per renderle protette. In circa un anno, sono stati aggiunti 8 nuovi territori e l’intenzione è di riconoscerne altri 200 nei prossimi anni.

Il presidente colombiano Gustavo Petro, invece, ha annunciato una nuova serie di politiche per ridurre la deforestazione. Tra le tante, sono previste alcune campagne con contributi economici per le popolazioni locali per disincentivare l’abbattimento degli alberi.

Non solo i governi si attivano per la salvaguardia dell’Amazzonia

Foresta, Amazzonica
Photo by sabino-jose – Pixabay

Il più importante gruppo dissidente delle Forze armate rivoluzionarie colombiane (FARC), l’Estado Mayor Central (EMC), controlla una vasta area dell’Amazzonia. Dal 2022 impone multe a chiunque abbatta illegalmente gli alberi.

Dietro questo nobile atto, però, sembra ci sia una motivazione più politica che ambientale. Ma resta il fatto che, stando ai dati di GFW, la perdita di foresta tropicale in Colombia nel 2023 è stata inferiore del 49% rispetto all’anno precedente.

I progressi raggiunti nei due stati sopraccitati, però, sono inseriti in un contesto ancora ritenuto negativo. Infatti, se si pensa che dal 2001 al 2023 in Sudamerica è andato distrutto circa un terzo delle foreste tropicali, si comprende bene come lo sforzo debba essere maggiore. La foresta amazzonica (e non solo) rappresenta un bene inestimabile e se non ce ne prenderemo cura, rischieremmo di perderlo per sempre.