Il cambiamento climatico anticipa l’arrivo delle allergie stagionali

Autore:
Carmine Caruso
  • Giornalista
Tempo di lettura: 4 minuti

Anche le allergie stagionali sono influenzate dal cambiamento climatico. Una ricerca condotta negli Stati Uniti ha messo in evidenza uno scenario preoccupante.

Guarda il video

cambiamento climatico allergie stagionali
Photo by Bru-nO – Pixabay

“Che fretta c’era maledetta primavera?” cantava circa 40 anni fa Loretta Goggi, di certo non immaginando che in futuro queste parole sarebbero potute servire per descrivere gli effetti negativi del cambiamento climatico sulle allergie stagionali.

Alcuni studi hanno infatti confermato come il climate change stia anticipando l’insorgenza della sintomatologia nelle persone che soffrono a causa della diffusione incontrollata dei pollini. E c’è anche il rischio che in futuro la condizione di vulnerabilità diventi perenne.

Il cambiamento climatico anticipa l’arrivo delle allergie stagionali

cambiamento climatico allergie stagionali
Photo by cenczi – Pixabay

Si prospettano tempi duri, lunghi e insopportabili per chi soffre di allergie stagionali. Un recente studio realizzato negli Stati Uniti ha certificato infatti che i sintomi legati alla diffusione incontrollata dei pollini compaiono, in media, con venti giorni di anticipo.

Un cambiamento significativo  perché un inizio, per così dire, precoce della primavera si accompagna a una maggiore prevalenza delle riniti allergiche, con sintomi inattesi nella tempistica e dunque più complicati di affrontare, anche per via della mancata disponibilità al bisogno dei farmaci.

ha affermato al New York Times William Anderegg, autore dello studio e docente associato di biologia all’università dello Utah.

Inoltre, dal 1990 ad oggi le concentrazioni di polline negli Usa sono aumentate di circa il 20%, in particolare in Texas e nel Midwest. La causa di questo cambiamento radicale va cercata negli effetti negativi generati dal cambiamento climatico, come sottolineato dallo stesso Anderegg:

Temperature più calde e concentrazioni più elevate di anidride carbonica, insieme all’aumento delle precipitazioni, favoriscono la crescita delle piante e, soprattutto, la produzione di polline per periodi di tempo più lunghi.

Il timore più grande è che in futuro la condizione di sofferenza diventi pressoché perenne, secondo l’opinione di Gailen Marshall, presidente del dipartimento di Allergia e Immunologia presso il Medical Center dell’Università del Mississippi:

Quando ho iniziato il mio percorso professionale, circa quarant’anni fa, le stagioni delle allergie erano limitate a circa 8 settimane. Nel resto dell’anno, i pazienti vivevano un periodo di sollievo, diremmo quasi di tregua. Oggi, il rischio è che vivano, invece, un’unica lunga stagione di vulnerabilità.

Un pericolo connesso a diversi fattori

cambiamento climatico allergie stagionali
Photo by FelixMittermeier – Pixabay

Un altro fattore negativo, sempre legato al climate change, è rappresentato dall‘aumento dei venti che genera una maggiore distribuzione di pollini nello spazio e, di conseguenza, un incremento dei soggetti allergici a livello globale.

Non abbiamo dubbi che i cambiamenti climatici influenzino in modo rilevante le allergopatie, in particolare quelle respiratorie. L’effetto più intuitivo è legato al riscaldamento globale: l’aumento delle temperature medie e la maggiore durata delle stagioni calde, si traduce – come attesta un numero sempre maggiore di studi in letteratura scientifica – in una dilatazione temporale dei periodi di impollinazione di alcune piante e, contestualmente, in un anticipo dei processi di impollinazione. Se alcuni pollini iniziavano ad emergere ed essere presenti nell’aria nei mesi tradizionalmente primaverili, oggi molti si manifestano già nei mesi invernali per proseguire durante l’estate e arrivare addirittura al periodo autunnale.

ha dichiarato a Repubblica Enrico Heffler, responsabile del Centro di Medicina Personalizzata Asma e Allergologia di Humanitas e docente della Humanitas University.

Inoltre, secondo la ricerca statunitense, anche inquinamento ed eventi climatici estremi amplificano le allergopatie. Un esempio è la cosiddetta “asma da tempesta“(thunderstorm asthma), ossia attacchi di asma acuti che possono verificarsi durante le “bombe d’acqua” a causa della frammentazione delle particelle di polline presenti nell’aria. Un processo che libera componenti microscopiche ad alto potenziale allergenico.

Cambiamento climatico e allergie stagionali: foto e immagini