Aumento delle azioni legali contro l’inquinamento: ecco i dati

Autore:
Roberta Ciervo
  • Laurea in Lingue e Culture Straniere
Tempo di lettura: 3 minuti

Sono sempre di più gli attivisti che si rivolgono ai tribunali per agire in favore del clima, sostiene il Global Climate Litigation Report: 2023 Status Review.

Tribunale
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Il Sabin Center for Climate Change Law della Columbia University e UN Environment Programme (UNEP) hanno pubblicato il Global Climate Litigation Report: 2023 Status Review. Essenzialmente, si tratta di un documento in cui vengono riportati e analizzati i dati delle azioni legali contro l’inquinamento.

Oltre a identificare un notevole aumento dei processi sull’ambiente e sul cambiamento climatico, il report identifica anche i principali scopi. Dalla limitazione delle emissioni di gas serra ai blocchi di progetti ad alto impatto, fino ad arrivare alla definizione di responsabilità, danni e rimborsi.

Secondo le parole rilasciate da Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’UNEP,

Le persone si stanno rivolgendo sempre più ai tribunali per combattere la crisi climatica, ritenendo i governi e il settore privato responsabili e facendo del contenzioso un meccanismo chiave per garantire l’azione per il clima e promuovere la giustizia climatica.

Climate Litigation 2023: i dati

Report
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Aggiornato fino al 31 dicembre 2022, il database del Sabin Center e di UNEP, offre un resoconto sugli ultimi anni. Il numero totale delle cause intentate nel 2022 è aumentato vertiginosamente rispetto a cinque anni fa. Infatti, se nel 2017 sono state individuate 884 azioni legali legate al surriscaldamento globale, nel 2022 sono state 2.180 in tutto il mondo.

Inoltre, si è notato come il maggior numero dei processi siano avvenuti negli Stati Uniti. Ma non solo. Infatti, possiamo dire che queste iniziative stanno prendendo piede in tutto il mondo. Nei Paesi in via di sviluppo, sono segnalati il 17% dei casi dello scorso anno.

Per quanto riguarda le ragioni, invece, il rapporto identifica in linea generale sei categorie. Le categorie sono: la tutela dei diritti umani internazionali; cause legate alla mancata applicazione nazionale delle leggi e delle politiche in favore del clima; cause a favore dell’abbandono dei combustibili fossili; richieste per una maggiore divulgazione sul clima e la fine del greenwashing; rivendicazioni riguardanti la responsabilità delle imprese per i danni climatici; controversie per il mancato adattamento agli impatti del cambiamento climatico.

Gli ecoreati nella legislazione italiana

Codice, Legge
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Per quanto riguarda la legislatura italiana, sono stati identificati e inseriti nel codice penale vari crimini contro l’ambiente con la legge n.68 del 2015. La lista riconosce sei ecoreati.

Innanzitutto, c’è il disastro ambientale, ovvero l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema. Il disastro ambientale è aggravato se commesso in area protetta o sottoposta a vincolo, o in danno di specie protette.

Poi, abbiamo l’inquinamento ambientale, ossia la compromissione o il deterioramento significativi e misurabili dello stato preesistente delle acque o dell’aria o di porzioni estese del suolo o del sottosuolo; di un ecosistema, della biodiversità anche agraria, della flora o della fauna.

Il traffico o abbandono di materiali ad alta radioattività avviene, invece, quando si detiene tale materiale, lo abbandona o se ne disfa illegittimamente.

Il quarto ecoreato è l’impedimento del controllo ambientale, che si compie quando qualcuno impedisce, intralcia o elude l’attività di vigilanza e controllo ambientale e di sicurezza e igiene del lavoro.

Abbiamo, poi, l’omessa bonifica che avviene quando non si provvede alla bonifica, al ripristino e al recupero dello stato dei luoghi.

Infine, c’è l’ecomafia e l’abusivismo edilizio, i reati ambientali legati al crimine organizzato.