Attrezzi da pesca dispersi: una trappola mortale per i pesci

Autore:
Roberta Ciervo
  • Laurea in Lingue e Culture Straniere
Tempo di lettura: 3 minuti

Reti, lenze, cime sono solo alcuni degli attrezzi da pesca abbandonati in mare e rappresentano una grande minaccia per l’ecosistema marino. 

Reti, Da
Photo by ratucette – Pixabay

Oltre 200 attrezzi da pesca fantasma individuati da un’operazione di mappatura e pulizia dei fondali marini condotta da WWF Italia. L’iniziativa è stata messa in atto attraverso progetti come EcoeFISHent Ghost Gear nell’arco di tre anni, con l’aiuto di esperti subacquei. La maggior parte del materiale ritrovato sui fondali delle aree marine protette italiane è costituito da lenze, utilizzate per attività di pesca a livello ricreativo.

I dati dell’operazione del WWF verranno presentati alla trentesima edizione dell’European Dive Show (EUDI) presso la Fiera di Bologna nella giornata di sabato 22 febbraio 2025.

Gli attrezzi fantasma nelle Aree Marine Protette

Reti, Da
Photo by kkortmulder – Pixabay

Il materiale da pesca abbandonato, anche detto “ghost gear“, rappresenta una grande minaccia per gli ecosistemi marini e le specie che vi abitano. In questo materiale rientrano reti, lenze, cime ed altri attrezzi abbandonati o persi accidentalmente in mare. Il ghost gear rappresenta un pericolo per pesci, coralli e specie vegetali.

Una specie che è gravemente minacciata dal materiale abbandonato, per esempio, è la gorgonia. Si tratta di animali particolarmente fragili e che ci mettono decenni per raggiungere ventagli di 30-40 centimetri. Questa specie è in grave pericolo a causa delle lenze da pesca, che si aggrovigliano intorno ad esse, lacerandone i rami. E questo è un problema per l’intero ecosistema, perché grazie alla loro struttura tridimensionale sono in grado di generare habitat per molte specie animali.

Bruno Borrelli del Reef Alert Network ha dichiarato

Nel 2024, abbiamo censito 91 attrezzi su 350 metri lineari di costa (il 2% della linea di costa dell’Area Marina Protetta di Portofino) ad una profondità media di 40 metri. Abbiamo contato oltre 950 organismi impattati dai 91 attrezzi che abbiamo trovato. Si stima che in 7 km di costa si trovino oltre 1.800 attrezzi abbandonati che coinvolgono oltre 18.000 organismi.

Un lavoro di squadra con i pescatori

Pescatori
Photo by Quangpraha – Pixabay

È importante lavorare con gli stessi pescatori per renderli consapevoli e rispettosi dell’ambiente in cui lavorano. Lorenzo Merotto, uno dei responsabili dell’Area Marina Protetta di Portofino, infatti, ha sottolineato

Nelle Aree Marine Protette la pesca ricreativa è generalmente regolamentata, ma occorre una maggiore consapevolezza e responsabilità collettiva. La perdita di attrezzi non è un evento trascurabile, bensì una somma di gesti che porta a danni irreversibili. Il lavoro con i pescatori professionisti e ricreativi nell’Area Marina Protetta di Portofino continua per ridurre il rischio di dispersione degli attrezzi da pesca. Nelle prossime settimane organizzeremo degli incontri di formazione in presenza per i pescatori ricreativi, e svilupperemo una piattaforma online dove gli utenti potranno seguire un percorso di e-learning, per aumentare la consapevolezza sugli impatti di questa attività spesso erroneamente considerati trascurabili e l’importanza di adottare buone pratiche.

È uno step necessario perché tra gli attrezzi più problematici per l’ecosistema marino ci sono proprio le lenze da pesca, utilizzate per la pesca ricreativa. Realizzate principalmente in nylon, le lenze impiegano fino a 600 anni per degradarsi una volta abbandonate. E in questo processo di degradazione, il materiale si frammenta sempre più fino a formare micro e nanoplastiche, che, come sappiamo, sono molto dannose per la salute dei nostri mari.