Alluvione negli Emirati Arabi Uniti: è tutta colpa del cloud seeding?

Autore:
Roberta Ciervo
  • Laurea in Lingue e Culture Straniere
Tempo di lettura: 3 minuti

L’alluvione straordinaria a Dubai: gli esperti affermano che il cloud seeding non c’entra. Il vero problema è il cambiamento climatico.

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Photo by Katiekk – Shutterstock

Dubai, 16 aprile 2024. Violente piogge colpiscono la città e i territori vicini, causando un’alluvione senza precedenti e numerose vittime. I meteorologi sono rimasti sbalorditi dalla portata straordinaria dell’evento: sono venuti giù oltre 140 millimetri di pioggia in 24 ore in un’area che mediamente ne riceve solo 95 all’anno.

Molti puntano il dito verso il cloud seeding, una tecnica per “inseminare le nuvole” in modo da stimolare l’arrivo delle piogge in zone poco piovose. Ma gli esperti non sono d’accordo. Vincenzo Levizzani, dirigente di ricerca dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR, sostiene a riguardo:

Una diceria che si è sparsa in rete perché gli Emirati Arabi, Paese molto poco piovoso, sta investendo moltissimo nel cloud seeding, come anche la Cina. Il violento nubifragio di Dubai è un evento estremo legato ai cambiamenti climatici.

Alluvione negli Emirati e in Oman: c’entra il cambiamento climatico

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Photo by Katiekk – Shutterstock

Sarebbe proprio il cambiamento climatico, secondo gli esperti, la reale causa di un evento tanto straordinario quanto devastante. Sempre Levizzani spiega:

Il riscaldamento globale è responsabile del cambiamento del modo in cui le masse d’aria si spostano in atmosfera e di conseguenza anche della formazione dei sistemi precipitanti, come i temporali. Quello che sta succedendo è che su tutta la Terra piove globalmente lo stesso quantitativo d’acqua di un tempo, ma è cambiata la circolazione generale dell’atmosfera per cui se prima pioveva nelle stagioni giuste questo non avviene più.

Il professore aggiunge anche come i modelli climatici dimostrano come le precipitazioni aumenteranno sempre più dove già sono frequenti e diminuiranno altrettanto nelle zone più aride. Vincenzo Levizzani afferma, infatti, che

le zone dei monsoni verranno quindi interessate da piogge ancora più violente mentre il Corno d’Africa, dove le precipitazioni sono rare, vedrà sempre meno piogge. Anche negli Emirati Arabi stiamo cominciando a vedere fenomeni estremi, sia in termini di precipitazioni molto forti, intense e localizzate, che di siccità prolungate.

Ma cos’è il cloud seeding? E perché non può essere la causa del nubifragio a Dubai?

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Photo by dimitrisvetsikas1969 – Pixabay

Per cloud seeding s’intende la tecnica che ha come obiettivo quello di cambiare la quantità ed il tipo di precipitazione attraverso la dispersione di sostanze chimiche nelle nubi. Ma come funziona?

Detto in parole povere, la tecnica prevede la costruzione di “nuclei di condensazione” (microparticelle igroscopiche che attirano le molecole d’acqua nelle nubi) in laboratorio. Creati questi nuclei artificiali, vengono poi immessi nelle nuvole per aumentare il potere precipitativo delle stesse.

Questa tecnica, però, oltre ad essere molto costosa, prevede numerosi fattori per funzionare. Levizzani dice, infatti, che, affinché il cloud seeding funzioni,

è importante la temperatura, la circolazione delle masse d’aria e l’umidità. Non è possibile inseminare un’atmosfera completamente libera da nubi.

Il professore dubita fortemente che questa tecnica sia stata la causa dell’alluvione a Dubai, per via dei suoi limiti, ma anche dalla mancanza di una provata efficacia. Infatti, nonostante il sostegno degli Emirati alla ricerca su questo fronte, non esiste attualmente una pubblicazione che attesti l’efficacia del cloud seeding.