Allarme smog negli aeroporti
Il livello di smog negli aeroporti è allarmante: secondo la nuova ricerca condotta da CE Delft, sarebbero più di 52 milioni le persone esposte alle particelle ultrafini (Ufp) provenienti proprio dal trasporto aereo.

Dati preoccupanti emergono dall’ultima ricerca compiuta da CE Delft e commissionata da Transport & Environment (T&E): più di 52 milioni di persone sono quotidianamente esposti alle particelle ultrafini (Ufp) provenienti dall’aviazione, correndo il rischio di gravi problemi di salute a lungo termine come malattie cardiovascolari, disturbi respiratori e complicanze durante la gravidanza.
Casi di malattie da inquinamento da traffico aereo in Europa
Sempre secondo la ricerca, solo in Europa sarebbero 628mila i casi di malattie legati proprio all’inquinamento da traffico aereo. L’esposizione alle particelle ultrafini sarebbe la causa, infatti, di 280mila casi di ipertensione, 18mila casi di demenza e 330mila casi di diabete.
Le Ufp sono particolarmente allarmanti perché sono in grado di penetrare in profondità nell’organismo umano, tanto che alcuni residui sono stati trovati nel sangue, nel cervello e anche nella placenta. Nonostante ciò, a oggi non esiste alcuna normativa che raccomandi livelli sicuri di Ufp nell’aria; eppure, già 15 anni fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avvertito sulla pericolosità di queste particelle sparse nell’atmosfera.
La soluzione è il carburante più “pulito”
Dopo aver analizzato i dati raccolti, lo studio suggerisce come soluzione l’utilizzo di un carburante per aerei di migliore qualità, in grado di ridurre le emissioni di polveri ultrafini fino al 70%. Queste ultime, infatti, vengono generate prevalentemente dalla composizione del carburante stesso che, se più pulito, può sicuramente diminuire l’inquinamento derivante dalla sua combustione.
Il processo di pulizia del carburante si chiama idrogenazione, utilizzato per decenni per rimuovere lo zolfo dai carburanti di navi e auto, il cui costo sarebbe inferiore a 5 centesimi di euro al litro di carburante. Tuttavia, gli standard per i carburanti aerei non sono mai stati aggiornati.
Oltre all’impiego di carburante più pulito, lo studio suggerisce ulteriori misure volte alla riduzione delle emissioni di polveri ultra sottili e al miglioramento della qualità dell’aria: limitare il traffico aereo, oltre che la sua crescita esponenziale, e investire in tecnologie green come i carburanti sostenibili (Saf) e gli aeromobili a zero emissioni.
Saf e aumento dei costi dei biglietti aerei
L’impiego di carburanti sostenibili (Saf) è già stato preso in considerazione dalla Commissione Europea, il che comporterà un aumento dei costi dei biglietti aerei a partire dal 2025 di almeno l’1%, percentuale destinata a salire. Questo perché l’Unione Europea ha deciso che dal prossimo anno tutti i voli in partenza da qualsiasi aeroporto europeo dovranno utilizzare una minima percentuale di carburante sostenibile per l’aviazione, il cui costo ricadrà in pratica sul consumatore finale.

La misura deriva dall’obiettivo di ridurre il più velocemente possibile le emissioni di gas serra dell’aviazione, con il maggiore impatto ambientale, e l’utilizzo di biocarburante e di carburante sintetico (e-kerosene) si rivela un passo fondamentale.
La prima compagnia aerea a pubblicare un comunicato ufficiale in tal senso è stata Lufthansa, che ha già avvisato i futuri viaggiatori dell’incremento dei costi dei biglietti aerei a partire dal 2025. Le reazioni non sono state delle migliori e forse la misura scoraggerà molte persone dal viaggiare, ma è purtroppo necessaria per salvaguardare la salute del nostro Pianeta.