Senza linci le foreste muoiono: lo rivela uno studio sorprendente

Autore:
Erika Fameli
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Pipì di lince per salvare le foreste: uno studio rivela quanto sia importante l’introduzione dei grandi carnivori nelle aree boschive per salvarle dai pascoli e dalla pressione crescente della riduzione degli habitat naturali delle specie locali.

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Lince
Photo by Miller_Eszter – Pixabay

Quando si parla di minaccia agli ecosistemi forestali, non si pensa mai a cervi o caprioli che, nello scorrere solito delle loro esistenze, si fermano a brucare qui e lì. Proprio il loro pascolo però, mette a rischio la sopravvivenza di moltissime foreste. Ovviamente, la colpa non è dei poveri animali ma, ancora una volta dell’uomo, che ha ridotto drasticamente i loro habitat naturali.

Un quadro più chiaro di questa situazione che sta colpendo l’Europa e non solo, lo da un recente studio della British Ecological Society, che rivela come la pipì di lince può capovolgere le sorti delle foreste in meglio, riportando equilibrio nella biodiversità e nell’ecosistema boschivo. Ecco cosa dice lo studio, e cosa si può fare per limitare il deterioramento dei polmoni verdi del mondo.

Pipì di lince per salvare le foreste

Lince
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La rivista Journal of Applied Ecology della British Ecological Society ha pubblicato un interessante studio sulle dinamiche preda-predatore, che si è rivelato essere un contributo importantissimo nella gestione della problematica legata al pascolo eccessivo di cervi e caprioli nelle foreste europee. In particolare, lo studio analizza il modo in cui gli odori dei predatori influenzano il comportamento degli ungulati. Per farlo, i ricercatori hanno scelto il Parco nazionale della foresta bavarese, in Germania, dove negli anni Ottanta sono state reintrodotte nell’ecosistema forestale le linci, cui sono seguiti i lupi una decina di anni fa.

Gli studiosi hanno seminato in giro per la foresta odori di diverso tipo, per osservare il comportamento degli ungulati di fronte a fonti di pericolo o odori innocui. Per fare qualche esempio, hanno usato:

  • urine e feci di lupo,
  • urine e feci di lince,
  • escrementi di mucca,
  • campioni di acqua.

Ebbene, i risultati sono stati illuminanti: l’odore di lince allontanava cervi e caprioli dai cespugli circostanti, facendoli brucare meno, soprattutto all’alba e al tramonto. I lupi sembravano invece spaventare gli ungulati solamente nelle serate primaverili, o quando erano insieme ad altri odori minacciosi. Da questo test emergono interessanti sviluppi.

L’importanza delle foreste per il pianeta

Lince
Photo by 4432358 – Pixabay

Lo studio nasce dall’importanza che le foreste ricoprono nell’equilibrio del pianeta, e dal fatto che stanno lentamente scomparendo. Di conseguenza, è necessario intervenire contro qualsivoglia minaccia alla loro sopravvivenza, ungulati inclusi. Dallo studio si evince che intimorire gli animali preda con odori dei predatori, li fa brucare meno, salvaguardando le foreste dal pascolo eccessivo. Da qui, come spiega Walter De Nicola della University of Freiburg, la necessità di reintrodurre i grandi carnivori nelle foreste:

Ristabilire le dinamiche predatore-preda in sistemi in cui i grandi carnivori sono assenti da secoli è fondamentale in un mondo in cui molteplici fattori stanno mettendo a repentaglio la biodiversità. Le strategie di conservazione che promuovono i grandi carnivori negli ecosistemi forestali potrebbero offrire una soluzione naturale e ad intervento ridotto per mitigare i conflitti tra ungulati e foreste, riducendo localmente la pressione esercitata dal pascolo.

Le foreste, già a rischio per incendi e calamità naturali, si possono salvare facendo ricorso alla natura stessa, attraverso i funghi, salvifici per l’ecosistema forestale, o anche i grandi carnivori.

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