La Groenlandia perde i ghiacciai più velocemente del previsto

Autore:
Roberta Ciervo
  • Laurea in Lingue e Culture Straniere
Tempo di lettura: 3 minuti

Un nuovo studio quantifica il ritmo della fusione dei ghiacciai in Groenlandia: 40 milioni di tonnellate perse ogni ora.

Groenlandia
Photo by Barni1 – Pixabay

La ultime indagini dalla Groenlandia riportano dati allarmanti. Rispetto a quanto stimato finora, i ghiacciai persi negli ultimi 40 anni raggiungono i 1000 miliardi di tonnellate in più. Ciò significa che la Groenlandia ha perso il 20% in più dei ghiacciai rispetto alle stime più accreditate. Per mettere questi dati in prospettiva, la quantità dei ghiacciai persa ogni ora (40 Mt) equivale alla quantità di acqua necessaria per riempire 16mila piscine olimpioniche.

La motivazione principale va ricercata nell’impatto che il riscaldamento globale ha sugli oceani. Questo perchè le acque, assorbendo il 90% del calore in eccesso, aumentano di temperatura e fondono più velocemente il ghiaccio.

Le ricerche e i dati degli esperti

Groenlandia
Photo by dassel – Pixabay

I dati, pubblicati sulla rivista Nature, sono stati scoperti da un gruppo di ricercatori statunitensi. Utilizzando rilevazioni satellitari, il team è stato in grado di prendere in considerazione anche la fusione dei ghiacciai sotto la superficie del mare. I ricercatori hanno dovuto analizzare oltre 236mila immagini satellitari, valutando l’ablazione glaciale sotto la superficie del mare grazie alla misurazione del ritmo del ritiro del fronte delle lingue glaciali.

Nello studio, si riporta una perdita di 5.091 ± 72 km2 di superficie della calotta glaciale dal 1985 al 2022. Ciò significa quindi che 1.034 ± 120 Gt di ghiaccio sia scomparso. Secondo lo studio, inoltre, la fusione non riguarda soltanto una parte della Groenlandia, bensì l’intera isola.

Le terribili conseguenze della fusione dei ghiacciai

Ghiacciai
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Chiaramente, un cambiamento così massiccio del paesaggio groenlandese comporta delle mutazioni che non influiscono soltanto sull’isola stessa. Ma quali sono quindi queste conseguenze?

Secondo le parole degli autori dello studio, Chad A. Greene, Alex S. Gardner, Michael Wood e Joshua K. Cuzzone,

la perdita di massa che riportiamo ha avuto un impatto diretto minimo sul livello globale del mare.

Nonostante il minimo impatto diretto sul livello del mare, la quantità di acqua dolce è in grado di

influenzare la circolazione oceanica e la distribuzione dell’energia termica in tutto il mondo.

Un livello così alto di acqua non salata nell’oceano Atlantico influisce sulle sue correnti, modificando la salinità del mare. Causando un cambiamento nel sistema delle correnti, specialmente per quanto riguarda il capovolgimento meridionale della circolazione atlantica (AMOC), la presenza di acqua dolce causa uno shift nel trasporto globale di energia termica, ossigeno e nutrienti. Questo perchè la AMOC è un’importante componente del sistema climatico della Terra, quindi un cambiamento nell’andamento della corrente andrebbe a influire sul clima globale. Secondo i risultati dello studio, la AMOC è attualmente nello stato di massima debolezza da 1000 fino ad ora.

Si corre il rischio di arrivare al tipping point, il punto di non ritorno. Anzi, siamo molto vicini al tipping point. Una volta raggiunto, non si potrebbe invertire la situazione: la totale fusione dei ghiacciai risulterebbe inevitabile, alzando di parecchi metri il livello del mare. Avverrebbe certamente nel corso di alcuni secoli, ma il danno sarebbe fatto.