Green hushing: definizione e rischi del fenomeno

Autore:
Roberta Ciervo

Cos’è il green hushing? E che genere di rischi può comportare questa pratica per le aziende? Cerchiamo di capirlo insieme.

Silenzio
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Nel campo semantico relativo alla sostenibilità, una delle espressioni meno note ai più è quella del green hushing. Il concetto è diametralmente opposto a quello del greenwashing, ovvero la pratica di alcune aziende di pubblicizzare attività o performance ambientali migliori rispetto alla realtà.

Con green hushing, invece, si vuole indicare la mancanza di comunicazione o enfatizzazione di alcune aziende rispetto alle iniziative sostenibili patrocinate. Questo meccanismo viene messo solitamente in atto da imprese più piccole che non possono sostenere politiche ambientali di grossa portata. Così facendo, l’azienda intende proteggersi da possibili critiche dei clienti.

I rischi del green hushing per le aziende

Azienda, Rischio
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Ci sono svariati rischi per le aziende che attuano questa pratica. Principalmente, è il rapporto tra azienda e consumatore a risentirne per diverse motivazioni.

Innanzitutto, il brand perde un’importante possibilità di aumentare la reputazione e attirare una clientela attenta all’ambiente. In secondo luogo, il consumatore ha difficoltà a farsi un’idea chiara dell’azienda rispetto ai temi della sostenibilità e ciò può portare a una mancanza di fiducia da parte dell’acquirente.

Un altro problema da non sottovalutare è quello delle conseguenze che il green hushing può avere sulla sensibilizzazione in materia green. La mancanza di pubblicizzazione di pratiche sostenibili messe in atto da un’azienda porta con sé la mancanza di un modello da seguire per le altre imprese nello stesso settore. Così facendo, non si contribuisce a creare uno standard migliore per l’ambiente.

Infine, se le pratiche messe in atto dalle aziende si limitano solo a progetti di minore portata, diminuisce l’impatto che quest’ultime hanno sull’ambiente e il loro contributo è minimo.

Che importanza hanno comunicazione e trasparenza?

greenwashing
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South Pole, una società di consulenza finanziaria fondata a Zurigo, ha divulgato nel 2022 il rapporto “Net Zero and Beyond: A Deep-dive on Climate Leaders and What’s Driving Them“.

Con questo documento, la società si è concentrata sullo sviluppo di progetti e strategie di riduzione delle emissioni, analizzando oltre 1.200 compagnie private in 12 Paesi e 15 settori.

Il risultato del rapporto indica una tendenza positiva nei costi per raggiungere le emissioni nette zero. Nondimeno, il 25% delle aziende tende a non comunicare i propri obiettivi climatici, cosa che influirebbe sulle future scelte di acquisto dei consumatori.

La trasparenza aziendale in materia di iniziative sostenibili è, secondo gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) dell’ONU, cruciale, in quanto sarebbe in grado di influenzare l’andamento del mercato. Inoltre, ciò poterebbe anche a nuovi stimoli su buone pratiche da seguire.

Con il bilancio di sostenibilità CSRD, l’Unione Europea vuole introdurre, a partire dal 2024, la pubblicazione obbligatoria dei dati sull’impatto ambientale delle aziende. Questa misura, unita a nuove regole che mirano a vietare la pubblicità ingannevole, intende combattere non soltanto il green hushing, ma anche il greenwashing, in modo tale da proteggere i consumatori.

L’obiettivo è, quindi, quello di guidare le aziende verso obiettivi sostenibili e, allo stesso tempo, proteggere i consumatori da pratiche sleali e poco trasparenti che impediscono una scelta ben informata.