Stalking condominiale: come si configura il reato e le responsabilità dell’amministratore.

Il reato di stalking condominiale è purtroppo alquanto diffuso. La violenza e le minacce a carico del condomino, possono indurre ad un cambiamento radicale delle proprie abitudini di vita. Ecco come è possibile difendersi dal reato.

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Lo stalking condominiale si configura attraverso la ripetizione di comportamenti illeciti di tipo vessatorio, tali da incutere timore nel condomino vittima degli stessi, inducendolo a cambiare le proprie abitudini di vita. Il reato è prefigurato e punito dalla legge e definito nelle proprie caratteristiche strutturali da apposita sentenza emessa dal Tribunale di Campobasso.

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Lo stalking condominiale: ecco la definizione del Tribunale di Campobasso

Con apposita sentenza(n.530/2019), il Tribunale di Campobasso ha sancito che il reato di stalking condominiale si configura allorquando determinati tipi di condotta generino a carico del condomino, stato d’ansia reiterato nel tempo, tali da modificarne le abitudini di vita.


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Un esempio classico di stalking è dato dal parcheggio sistematico dell’autovettura in uno spazio condominiale in cui si determina l’ostruzione dell’uscita da casa della vittima o l’appostamento da parte del reo dietro il cancello condominiale allorquando il condomino faccia rientro a casa.

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Stalking condominiale: ecco come si configura

Lo stalking condominiale si determina allorquando si materializzino dei comportamenti persecutori a danno di un vicino, capaci di generare nello stesso uno stato d’ansia e pericolo incombente alla propria incolumità.

E’ il caso in cui il vicino decida di rendere la vita impossibile al condomino della porta accanto anche per motivi futili, lasciando la spazzatura  sulle scale o favorendo la diffusione dell’odore di fritto ogni qualvolta il vicino esca da casa ovvero mantenendo, a tutte le ore, alto il volume del televisore.

Nelle forme più vessatorie e gravi, lo stalking condominiale si materializza con comportamenti violenti o minatori. In entrambe le circostanze la pena, in caso di condanna, è la reclusione fino a 6 anni e sei mesi.

Occorre sottolineare, infine, come una condotta di tal genere, possa nascondere un desiderio del reo di perseguire le donne o i condomini verso i quali nutre una certa invidia.

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Stalking condominiale: come difendersi.

Qualora il caso di stalking condominiale sia comunicato all’amministratore senza risolvere la problematica, il condomino vittima del reato deve procedere a sporgere denuncia-querela presso il Tribunale territorialmente competente al fine di vedersi, in giudizio, accolta la propria richiesta di perseguibilità del reato mediante la condanna del reo.


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Chi accusa di stalking il proprio vicino di casa deve provare in giudizio di aver subito un danno psicologico come diretta conseguenza ed effetto della condotta persecutoria. Pertanto, la vittima, deve dimostrare di non riuscire più a svolgere una vita regolare proprio perché condizionata dalle vessazioni altrui.

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Stalking condominiale: varietà di comportamenti illeciti

Il reato previsto e punito dal codice penale ex art.629 bis   si può materializzare in differenti modi.

Come già accennato, è possibile che per futili motivi, il vicino ponga in essere degli atti di disturbo, non minatori, ma tendenti a rendere più difficile la vita condominiale della vittima: in tal senso è possibile che il vicino possa agire apponendo la spazzatura sul pianerottolo, occupando lo spazio antistante la propria abitazione.


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Ed ancora, il reo può agire apponendo la colla nella serratura al fine di non consentire alla vittima di entrare nella propria abitazione. Altra condotta illecita che, tuttavia, dev’essere ripetuta nel tempo per risultare rilevante ai fini penali, è data dal parcheggio all’interno dello stallo condominiale adibito a posto auto della vittima.

Si passa, di poi, agli atti maggiormente vessatori e pericolosi per l’incolumità della vittima quali le minacce, i tentativi di violenza e gli appostamenti, tali da rendere invivibile la quotidianità, costringendo la vittima ed i propri cari a cambiare abitudini

Tali atti configurati per futili motivi devono essere in grado di generare, con la propria ripetizione, un senso di ansia e frustrazione nonché di costante pericolo per l’incolumità propria e dei familiari della vittima.

Avv. Ennio Carabelli
  • Laurea in Giurisprudenza, abilitazione Forense
  • Giornalista Pubblicista
  • Autore specializzato in controversie legali, normative, condominio, casa, successioni, contratto, mutui.
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