Rincari pellet, inevitabili o frutto di speculazione?

Tiziana Morganti
  • Dott. Storia Moderna
25/10/2022

La richiesta sempre maggiore del prodotto e i blocchi di rifornimento da parte di Russia, Bielorussia e Ucraina hanno messo in crisi il settore causando un evidente aumento dei costi e dei prezzi.

Pellet
Il pellet

Gia da alcuni anni la soluzione delle stufe a pellet ha cominciato a prendere piede, soprattutto nelle case di chi ha deciso di prestare particolare attenzione ai consumi e all’ambiente. Un trend che è andato nettamente in crescita nell’ultimo periodo grazie ai diversi bonus previsti e, soprattutto, all’annuncio di un inverno potenzialmente gravoso per il consumo di gas ed energia elettrica.

Una scelta che, però, è stata immediatamente ostacolata da un notevole rincaro dei prezzi che sembra avere troppo il retrogusto di speculazione. Per capire, effettivamente, se ci si trova di fronte ad un normale aumento dei costi dei materiali o se è in atto un imbroglio ai danni del consumatore, è intervenuta la rivista francese 60 Millions de Consommateurs, rispondendo ad una necessità evidenziata da chi, ad esempio, ha visto salire il costo per una tonnellata di pellet da 297 euro a 495 in pochi mesi.

A rispondere di queste cifre piuttosto allarmanti è stato Eric Vial, delegato generale di Propellet France, l’associazione dei professionisti del riscaldamento a pellet. Dal suo punto di vista l’aumento del prodotto finito dipende dai costi più elevati richiesti alle diverse aziende per la lavorazione. Oltre a questo, però, ci sono altri due fattori essenziali che, a quanto pare, incidono sul prezzo: l’aumento della domanda e le scelte energetiche di alcuni enti locali.

Per quanto riguarda il primo aspetto, infatti, si è assistito nel 2021 ad un aumento del 40% di stufe a pellet grazie soprattutto agli incentivi statali. Oltre a questo poi, si aggiunge anche una sensibile variazione sulle scelte energetiche. Questo vuol dire che chi usava il pellet come una forma ausiliaria, di sostegno al normale metodo di riscaldamento ora vuole renderlo primario. In questo modo, dunque, si ottiene un aumento delle richieste che le aziende non sono in grado di soddisfare.

Se a questo, poi, si aggiunge anche l’interruzione di rifornimento del pellet da parte di alcuni paesi come Russia, Ucraina e Bielorussia si capisce perfettamente la motivazione della crisi del settore e gli inevitabili aumenti.