La partulaca, una soluzione contro la siccità?

Tiziana Morganti
  • Dott. Storia Moderna
23/09/2022

La prolungata assenza di acqua durante l’estate non è più una casistica sporadica. Per questo motivo alcune coltivazioni hanno iniziato a cambiare i loro processi metabolici per resistere e sopravvivere. Vediamo come.

siccità
Partulaca

La stagione estiva, appena arrivata al termine, ha dimostrato che la siccità potrebbe non essere più un problema sporadico ma una realtà da affrontare con l’arrivo del bel tempo. Il che vuol dire che si presenta anche la necessità di trovare delle soluzioni sempre più efficaci per permettere alle culture di resistere alle temperature alte e, soprattutto, alla mancanza di acqua. Una possibilità, però, è offerta proprio dalla natura e da quella che viene definita erba porcellana.

Il suo nome scientifico è Partulaca oleracea e si tratta di una pianta particolarmente resistente visto che sopravvive e riproduce anche in assenza dì fonti d’acqua. Oltre a questo, poi, una volta tagliata, continua a vegetare tranquillamente. Questo avviene grazie alle radici avventizie, ossia a quel tipo di radici che si riproducono anche da un semplice taglio.

Lo studio dell’erba porcellana, dunque, potrebbe portare a dei cambiamenti all’interno della coltivazione mettendo in evidenza quel caratteri tipici che l’aiutano a definire la sua resistenza anche a climi sostanzialmente aridi. Nello specifico si fa riferimento a due percorsi metabolici distinti, come dimostrato da una ricerca portata a termine dall’Università di Yale.

Questa combinazione assolutamente non comune, però, potrebbe essere integrata anche nella coltivazione di altre piante. In questo modo, dunque, diventerebbero tanto forti da poter affrontare senza troppi problemi anche periodi di siccità.

Una possibilità che è tutt’altro che improbabile. Per affrontare il cambiamento climatico sempre più evidente, infatti, alcune piante hanno iniziato a mutare e perfezionare i processi della fotosintesi. Stiamo parlando di culture piuttosto comuni e fondamentali come, ad esempio, mais e canna da zucchero.

Questo vuol dire che hanno sviluppato la capacità di essere produttive anche a temperature proibitive e in assenza di acqua grazie ad un nuovo tipo di fotosintesi che, dagli esperti, viene definita come C4. Perché alla fine di tutto vale sempre la legge della sopravvivenza, secondo la quale vince chi meglio riesce ad adattarsi ai mutamenti dell’ambiente.