Bioplastica al sapore di vanillina? Oggi è possibile

Tiziana Morganti
  • Dott. Storia Moderna
10/08/2022

Secondo un team di scienziata della Bowling Green State University la soluzione contro l’inquinamento della plastica può arrivare direttamente da uno dei prodotti più utilizzati in cucina. Vediamo come la vanillina può dare il suo contributo per alleggerire l’ecosistema da prodotti non degradabili.

Plastica

Quando tra gli anni sessanta e settanta il mercato venne invaso da oggettistica realizzata in plastica, sembrava di aver raggiunto un livello altissimo di progresso. Per la prima volta, infatti, si aveva a che fare con un materiale destinato a durare nel tempo e che non richiedeva continue spese. In realtà, però, non si teneva conto delle insidie di questa caratteristica che, insieme ad una produzione sempre maggiore di prodotti, ha portato ad una saturazione dell’ambiente, ormai soffocato da oceani di plastica.

Per questo motivo, dunque, sempre più gruppi di studio hanno concentrato la loro attività proprio sul trovare delle soluzioni alternative che siano assolutamente biodegradabili. Ecco, dunque, che alcuni scienziati americani hanno realizzato una bioplastica alla vanillina. Elemento fondamentale di questo esperimento, infatti, è proprio la molecola che da l’inconfondibile aroma e che va a definire proprio l’ossatura di questo nuovo materiale.

Al dottor Jayaraman Sivaguru, della Bowling Green State University, e al suo team di ricerca si deve, dunque, il successo di aver scoperto un materiale che sia non solo biodegradabile anche anche riutilizzabile. Come? Molto semplicemente, tenendo conto della fotosensibilità del materiale ricavato, è possibile scomporre la bioplastica in polimeni assolutamente simili a quelli utilizzati in partenza. In questo modo se ne recupera un buon 60% che può essere utilizzato per una nuova produzione. E il pianeta ringrazia.