Tipi di innesti curativi

Rita Paola Maietta
  • Giornalista Pubblicista

Tra le tante tipologie di innesto, spiccano quelli che servono a rinvigorire le piante che ne hanno bisogno. Vediamo quali sono.

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Oltre agli innesti che servono per propagare le piante, esistono anche quelli che servono per rinvigorire i vegetali che ne hanno bisogno.

In generale, si ricorre all’innesto quando si vuole porre rimedio ad alcuni problemi e a raggiungere alcuni scopi:

  • far sì che la pianta si adatti ad un clima o ad un terreno sfavorevole;
  • far sì che la pianta resista meglio ai parassiti o alle malattie;
  • far sì che la chioma si sviluppi in un modo particolare, al fine di rendere la pianta più bella;
  • sfruttare le mutazioni genetiche per produrre varietà nuove;
  • dare nuova vita a piante danneggiate dal clima o da agenti esterni.

Sotto questa categoria, rientrano gli innesti curativi. In particolare, ne sono due: l’innesto di rinvigorimento e l’innesto a ponte. Il primo ha come obbiettivo di rafforzare le radici indebolite, il secondo a riparare le cortecce danneggiate.

Si tratta di due innesti che si rivelano parecchio utili soprattutto quando piante di pregio devono essere riparate. Gli innesti sono molto utili soprattutto per gli alberi da frutto. Non sempre richiedono l’intervento di un esperto. Anche i neofiti possono cimentarsi nella sua realizzazione.

Di seguito cercheremo di analizzare nel dettaglio i due tipi di innesti curativi, per permetterti di conoscerli meglio e metterli in pratica sulle tue piante.

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Innesto di rinvigorimento

Se un albero ha le radici danneggiate l’innesto di rinvigorimento può essere la soluzione giusta. A causa dell’apparato radicale danneggiato, infatti, l’arbusto potrebbe non alimentarsi correttamente e non essere ben ancorato al terreno.

L’innesto di rinvigorimento può essere utile anche nel caso in cui la pianta debba essere spostata in un terreno diverso. Lo scopo dell’innesto sarà modificare il vegetale al fine di renderla più resistente.

Sia nel primo che nel secondo caso l’obbiettivo resta uno soltanto: rinvigorire la pianta. Come si può mettere in pratica questo tipo di innesto?

La prima operazione da compiere è quella di mettere a dimora le piante, verso il mese di settembre oppure di ottobre. Queste ultime, mentre cresceranno, potranno confluire nel vegetale innestato. Dovranno essere messi a dimora due o più piante, già formate, di una specie compatibile. Il posto dove devono essere messe a dimora è alla base dell’albero in cui deve essere praticato l’innesto. Il trucco sta nel porle inclinate leggermente, verso la pianta da innestare.

Soltanto nella primavera dopo, quando le piantine di supporto saranno attecchite bene e saranno entrate nel pieno della loro vegetazione, si possono innestare nella pianta da rinvigorire. Le piantine di supporto resteranno interrate.

L’innesto si praticherà con un taglio a T rovesciata. Ne risulterà un arbusto con due apparati radicali distinti. Le nuove piantine, con le loro radici completamente nuove, supporteranno la pianta e presto si sostituiranno a quelle vecchie.

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Innesto a ponte

L’innesto a ponte si mette in pratica quando la corteccia dell’arbusto ha subito un danno. Il danno può essere stato dovuto a malattie ma anche condizioni climatiche avverse. L’obbiettivo dell’innesto è quello di riparare la porzione di corteggia danneggiata. Soltanto così la linfa potrà ascendere correttamente ed alimentare tronco e rami.

Creando un bypass tra la parte sana e quella danneggiata, l’innesto a ponte si chiama così proprio perché è come se creasse visivamente un ponticello sulla corteccia.

Per poterlo realizzare, le marze devono essere tratte dallo stesso albero. Le estremità della marza vanno poste sotto la corteccia per creare il ponte tra la parte sana e quella danneggiata. Per completare l’opera dovrà essere utilizzata della rafia per legare bene. Non dimenticare il mastice per chiudere laddove la rafia non è riuscita ad arrivare.

Praticamente, si realizzerà un taglio a forma di T rovesciata sopra e una T normale sotto alla parte danneggiata di corteccia. In due punti della stessa marza, dunque. Dopo, risulterà visivamente leggermente arcuata, proprio come se fosse un ponte.

Per rinvigorire la corteccia debole della pianta che andremo a curare con l’innesto a ponte, è meglio intervenire durante la primavera, oppure verso la fine dell’estate. Se opterai per la primavera, è meglio conservare le marze prelevate anticipatamente in frigorifero. Se opterai per la tarda estate, allora potrai prelevare le marze sul momento.

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Alcune considerazioni

Affinché gli innesti di rinvigorimento possano attecchire al meglio e rinvigorire la pianta, bisogna adottare alcuni accorgimenti.

In particolare, il taglio che deve essere pulito, netto e senza sbavature. Un taglio non preciso, infatti, potrebbe far soffrire la pianta e non far funzionare gli innesti. Attenzione, perciò, agli strumenti che andrai ad utilizzare per tagliare le marze. Dovresti usare coltelli o fobici particolarmente affilati. In commercio, ad esempio, esistono delle forbici specifiche che ti saranno molto utili allo scopo.

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Tipi di innesti curativi: foto e immagini

Ora che gli innesti curativi non hanno più segreti per te, non ti resta che metterli in pratica sulle tue piante. Buon lavoro.