Tamaro – Tamus communis


Tamus communis


Il Tamaro, Tamus communis o Dioscorea communis, è una pianta spontanea officinale apprezzata per le sue benefiche proprietà fitoterapiche.

Tamaro-bacche


Caratteristiche generali del Tamaro -Tamus communis – Dioscorea communis

Il Tamaro, nome scientifico Tamus communis o Dioscorea communis, è una pianta officinale della famiglia delle Dioscoreaceae, diffusa in tutta l’Europa, nel Nordafrica e nell’Asia occidentale. Cresce spontanea dal mare alla montagna, fino a 800 metri di altitudine, nelle radure, nei terreni incolti e persino abbarbicata ad alberi o ai fusti delle siepi. E’ presente in tutta Italia specialmente sui monti Lattari, come tipica pianta da sottobosco e lungo le rive cespugliose dei piccoli corsi d’acqua.


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Il Tamaro è una pianta erbacea perenne, rampicante provvista di una fragile radice tuberosa-cilindrica nerastra all’esterno e bianca all’interno che in primavera, emette fusti erbacei eretti e flessuosi di colore ramato-bronzeo che mediamente superano i 3 metri di lunghezza e si rinnovano ogni anno. I germogli teneri hanno gli apici rivolti verso il basso e ricordano per il loro aspetto i turioni degli asparagi.

Le foglie, alterne e glabre, sono di colore verde brillante e sono inserite sui fusti mediante sottili piccioli cilindrici di colore verde pallido lunghi mediamente 8 centimetri. La lamina fogliare, lunga 5-10 cm e larga 4-8 cm, è cuoriforme con nervature marcate convergenti tutte nell’apice appuntito. La base della foglia è suddivisa in due lobi a forma di U aperta. Le foglie giovani sono lucide mentre quelle ben sviluppate sono opache.

Il Tamaro è una pianta dioica. Ha fiori maschili e femminili di colore giallo-verdognolo con perianzio diviso in sei lobi.

Tamaro-Tamus communis-fiori

I fiori maschili sono riuniti in infiorescenze a racemi lunghe circa 15 cm sorrette da lunghi peduncoli, mentre quelli femminili sono racemi lunghi non più di 1 cm portate da corti peduncoli.

I frutti sono bacche globose amarissime di colore rosso brillante simili a quelle del Ribes e riunite in densi grappoli penduli che persistono sui rami anche dopo la caduta delle foglie. Le bacche mature sono molto decorative e anche se tossiche per l’uomo costituiscono una fonte di cibo per gli uccelli.


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Tamaro-pianta velenosa

I semi in numero di 3/6 per bacca sono piccolissimi, lobosi, lisci o leggermente rugosi, brunastri, e avvolti da una sostanza gelatinosa. I semi del Tamaro sono dotati di un’ottima capacità germinativa.

Fioritura

Il tamaro fiorisce in primavera, tra aprile e giugno, in relazione al clima.

Dioscorea-foglie

Coltivazione del Tamaro

Questa pianta che vivacizza con le sue bacche rosse i mesi autunnali e invernali viene coltivata come la Salsapariglia come pianta ornamentale rampicante in zone del giardino non frequentate da bambini, supportandola con una rete metallica o un supporto in legno in modo che in autunno i rami ormai spogli delle foglie e adornati di rossi frutti, appaiono come spettacolari ghirlande.

Esposizione

Anche se si sviluppa bene in luoghi parzialmente ombreggiati per produrre fiori e bacche necessita di esposizioni in pieno sole al riparo dei venti forti. Sopporta bene il caldo dell’estate e non teme il gelo.

Terreno

E’ una pianta rustica che si adatta ad essere coltivata in qualunque tipo di terreno ma predilige quello umido, sciolto, sabbioso o argilloso e ben drenato.

Annaffiature

La salsapariglia essendo una pianta spontanea della macchia mediterranea sopporta lungi periodi di siccità e pur accontentandosi delle piogge va annaffiata nei periodi di grande siccità per mantenere umido il terreno per favorire la crescita dei delicati fusti flessibili.

Concimazione

Va concimata con granulare a lento rilascio nel periodo della ripresa vegetativa. Il concime specifico per piante verdi e da fiore va somministrato ai piedi della pianta.

Moltiplicazione per seme

La semina della Dioscorea o Tamaro si effettua direttamente a dimora o in autunno in semenzaio freddo contenente terriccio specifico mantenuto costantemente umido fino alla comparsa dei teneri germogli.

Potatura

Non necessita di interventi di potatura in quanto si comporta da annuale. Si eliminano solo eventuali foglie appassite.

Parassiti e malattie del Tamaro

E’ una pianta rustica ma delicata infatti tra le malattie fungine teme il marciume delle radici se il terreno non è ben drenate. Raramente viene attaccata dagli afidi, dalle cocciniglie ma teme l’attacco di larve di alcuni lepidotteri ghiotte dei teneri germogli.

Cure e trattamenti

Non richiede manutenzione ma solo di supporti per potersi arrampicare.

Parti utilizzate del Tamaro

La parte della pianta interessante dal punto di vista fitoterapico è la radice, ad uso commestibile i turioni apicali dei germogli.

Raccolta delle radice

La radice del Tamaro si raccoglie raccolta in autunno tra settembre-ottobre, alla fine del suo ciclo vegetativo, proteggendo le mani con guanti per evitare il suo forte effetto rubefacente.

Va estirpata dal terreno; liberata dalla scorza con un coltello ben affilato e una volta divisa in dischetti di uguale spessore va fatta essiccare al sole e infine va conservata in recipienti di vetro o di ceramica.

Tamaro-Dioscorea-bacche

Proprietà officinali del Tamaro

Le proprietà officinali, emetiche, purgative, risolventi, rubefacenti, stimolanti di questa pianta sono conferite a questa pianta ai principi attivi della radice. Per le proprietà rubefacenti e stimolanti è utile anche come rinforzante del cuoio capelluto. E’ risolvente di contusioni, distorsioni e strappi muscolari. Applicazioni locali sono efficaci anche nella cura dei geloni, dei reumatismi e della gotta.

Anticamente la radice veniva anche utilizzata per la preparazione di infusi e decotti contro l’influenza, il raffreddore e i reumatismi. Le bacche mature conservate sotto spirito, trovavano largo impiego sotto forma di impacchi per curare i geloni.

Tamaro-Tamus-communis-usi

Usi

Oggi l’utilizzazione del Tamaro come pianta medicinale è del tutto abbandonata a causa degli effetti collaterali dovuti alla presenza di ossalato di calcio e di potassio, saponine e una sostanza simile all’istamina.

In cucina, i turioni del Tamaro poichè sono commestibili, vengono consumati come gli asparagi o quelli del Pungitopo, previa sbollentatura, saltati in padella con aglio e olio, nelle minestre o come ripieno di torte rustiche.

In molte regioni, la polvere della radice essiccata del Tamaro viene utilizzata insieme ai semi di finocchio, coriandolo, anice e cannella per aromatizzare i piatti a base di carne di maiale.

In giardinaggio è impiegata sui terrazzi e nei giardini, semplicemente come pianta ornamentale.

Controindicazioni

L’uso non controllato anche per via esterna, può comportare effetti collaterali di una certa gravità: reazioni allergiche, vomito, diarrea, danni ai reni, all’apparato digerente e a quello respiratorio.

Avvertenze

E’  assolutamente vietato prendere per via orale l’estratto di tamaro o qualunque parte della pianta.

Il Tamaro è una pianta velenosa?

Tutte le parti della pianta sono velenose, radice, foglie crude e in particolare i frutti che per ingestione possono essere mortali sia per gli sia per gli animali domestici e quelli da pascolo.

I sintomi da avvelenamento in caso di ingestione accidentale si manifestano con forte diarrea, nausea, vomito, bruciore alla bocca e alle mucose, vesciche sulla pelle.

Tuttavia i giovani germogli sono largamente usati e consumati come quelli del luppolo o dei comuni asparagi e anche la radice è commestibile se ben cotta.

Attenzione: questa pianta non va coltivata dove ci sono bambini piccoli perchè vengono attratti dalle bacche rosse, molto velenose.

Curiosità

Il nome generico Dioscorea è stato dato alla pianta in onore di Dioscoride, medico di cultura greca, botanico e farmacista. L’epiteto specifico communis significa che la pianta molto comune.

Il nome Tamus invece deriva dal latino.

Il Tamus communis o Dioscorea communis in Italia ha moltissimi altri nomi infatti viene chiamata volgarmente: Tamaro, Uva tamina, Vite nera, Cerasiola, Viticella. In Sicilia viene chiamata: “Pedi di liufanti, Sparaci di cannitu, Sparaci di donna, Sparaci niuri, Vidicedda”.

In Francia il Tamaro è noto come Herbe aux femmes battues, cioè “erba per le donne picchiate” denominazione che si riferisce all’uso terapeutico della polpa grattugiata della radice nella cura di ematomi, contusioni, e distorsioni.

Il Tamus communis anticamente veniva chiamato in passato Sigillo della Madonna.

Infine ricordiamo che spesso il Tamaro viene confuso con la Salsapariglia.

Galleria foto piante officinali velenose

 

Laura Bennet
  • Scrittore e Blogger

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