Palme: cura con l’endoterapia

Maria Chiara Barsanti
  • Dott. in Relazioni Internazionali

Come curare le palme con l’endoterapia. Rimedi validi per liberarsi del punteruolo rosso e riportare la pianta al suo splendore.

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Negli ultimi anni la moria delle palme sta diventando un fenomeno dilagante. Questi bellissimi ed imponenti esemplari di piante esotiche sono colpiti da un temibile parassita asiatico, il Rynchophorus ferruginesus più comunemente conosciuto come punteruolo rosso.

In seguito al suo attacco, la pianta muore con conseguente perdita di frescura, ombra e riparo ovunque in città ovvero nei giardini, nei viali, nelle strade, nei parchi e sul lungomare. A tal proposito, molti sono i comuni che hanno iniziato delle raccolte fondi per permettere delle attività di giardinaggio che lo combattano e permettano di correre ai ripari.

Tra i vari metodi per curare le palme infestate dal punteruolo rosso c’è l‘endoterapia, un trattamento fitoterapico alternativo che rispetta l’ambiente e le persone.

Purtroppo la difficoltà sta nel fatto che ad oggi ancora non esiste un protocollo chiaro per il controllo del punteruolo rosso e nessun rimedio utilizzato si è dimostrato essere risolutivo. Tra questi, il ricorso all’endoterapia sembra il procedimento di lotta più efficace rispetto ai tradizionali metodi antiparassitari. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

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L’infestazione da punteruolo rosso

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Prima di entrare nel vivo della questione, un breve accenno al parassita di cui parliamo.

Il punteruolo rosso colpisce diverse specie di palme, tra cui le celebri varietà ornamentali mediterranee come la palma delle Canarie e quella da dattero, ma anche specie di moderato valore economico quali la palma da cocco e quella da olio.

Con l’aumentare dell’infestazione in tutto il mondo, sono stati segnalati casi di attacchi sulla palma di Betel, da zucchero, la palma americana, quella cinese, da succo, a ventaglio, del rattan; solo in casi occasionali, l’aloe americana e la canna da zucchero.

Fino a qualche tempo fa si riteneva che alcune specie, come ad esempio la palma nana fossero immuni in quanto dotate di una secrezione gommosa in grado di costituire una sorta di barriera contro l’attecchimento del parassita; in realtà così non è e anch’esse si sono rivelate vulnerabili al parassita in questione.

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Tra le varie difficoltà da gestire c’è che l’infestazione può essere a lungo asintomatica e quindi manifestarsi direttamente in fase avanzata. Quando compare un anomalo portamento della chioma ovvero il caratteristico aspetto divaricato “ad ombrello aperto” la situazione è già critica.

Nei casi più gravi, si arriva subito alla perdita completa delle foglie e la pianta appare come mozzata. Nello stadio terminale, si assiste ad un vero e proprio collasso della palma. A questo punto non c’è più niente da fare ed anche le colonie di parassiti abbandonano la pianta attaccata per passare ad un nuovo esemplare.

Metodi di lotta

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Come già accennato, l’unica garanzia di successo è data dalla tempestività dei trattamenti curativi. Una diagnosi precoce dell’infestazione e l’impiego di insetticidi sistemici sono l’unica possibilità di risolvere l’attacco nella pianta infestata.

Secondo alcune teorie, esistono dei trattamenti chimici preventivi che possono avere efficacia come barriera chimica, ma questi presuppongono l’impiego di prodotti con un discreto grado di tossicità che, in caso di palme in centro città, andrebbero in contrasto con la tutela della salute pubblica.

Altri scienziati hanno suggerito l’impiego di antagonisti naturali, come gli artropodi ausiliari e gli entomopatogeni, ma questi si sono rivelati finora insufficienti.

In alcuni casi si è ricorsi anche all’impiego delle trappole, tecnica largamente sperimentata in diverse regioni dell’Asia, del Medio Oriente e in Spagna. Questa presenta ancora delle grosse lacune, pertanto si tratta di una tecnologia che necessita ancora di essere ancora raffinata per migliorarne le prospettive di successo.

Venendo ad un caso a noi vicino, l’Italia è stata definita come un ambiente di recente introduzione, ecco perché è di fondamentale importanza la profilassi. Per evitare l’espansione del fitofago l’unica possibilità è quella di intervenire con una diagnosi precoce sui focolai d’infestazione. A tal scopo, si rivelano molto importanti le seguenti azioni:

  • il monitoraggio ad opera degli Osservatori fitosanitari;
  • il mantenimento delle palme in buone condizioni nutrizionali poiché la suscettibilità agli attacchi aumenta nelle piante in condizioni di stress;
  • l’adozione di tecniche di potatura che riducano i possibili siti di penetrazione dell’insetto;
  • la distruzione materiale dei focolai d’infestazione ovvero delle palme già contaminate con la rimozione, l’allestimento di barriere di contenimento, la trinciatura e la bruciatura in tempi molto brevi.

Infine, quella che si è rivelata la tecnica migliore è l’endoterapia. Questa consiste nell’inoculazione di prodotti fitosanitari direttamente nel tronco delle palme mediante dei particolari iniettori (vedi immagine all’inizio di questo paragrafo).

Grazie al flusso traspiratorio dell’acqua contenuta nei vasi xilematici situati all’interno del tronco, il prodotto inoculato raggiunge tutte le parti della pianta, dalle più piccole radici che formano l’apparato radicale alle estremità di ogni singola foglia.

Purtroppo, qualora anche questa tecnica non riuscisse a scongiurare la morte della pianta in tempi brevi, l’unico rimedio per evitare la migrazione del punteruolo rosso verso altri esemplari è l’abbattimento della stessa e la sua conseguente distruzione.

Palme, cura con l’endoterapia: immagini e foto

Ecco come curare le piante con l’endoterapia. Una gallery fotografica riepilogativa degli argomenti trattati.