Belladonna – Atropa belladonna


Belladonna-Atropa belladonna



Caratteristiche generali della Belladonna  – Atropa belladonna

La Atropa belladonna, volgarmente chiamata Belladonna, è una pianta perenne, erbacea, della famiglia delle Solanaceae che cresce spontanea nei terreni umidi e incolti, nei boschi e sottoboschi  di moltissime zone dell’Europa centrale, Italia, Africa settentrionale, Asia occidentale fino ad un’altitudine di circa 1400 metri.

Si tratta di una pianta molto tossica, di scarso valore ornamentale che viene coltivata in modo intensivo per usi prettamente farmacologici e medicinali.

La pianta di Belladonna è provvista di una radice rizomatosa cilindrica profonda e robusta con varie radici secondarie o avventizie di colore marrone chiaro.

La parte aerea è un cespuglio composto da steli eretti, scanalati e pelosi, alti circa 150 cm.


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Le foglie, picciolate, sono ovali-lanceolate, acuminate all’apice. La lamina fogliare è più espansa nelle foglie basali e più stretta in quelle apicali. Anche le foglie sono ricoperte da sottili peli ghiandolari responsabili di uno sgradevole odore.

I fiori, ermafroditi e penduli, sono solitari, portati da lunghi peduncoli ascellari. Hanno un calice a 5 sepali ed una corolla campanulata-tubulosa formata da a 5 petali di colore violaceo-purpureo  all’esterno e con riflessi grigio-gialli all’interno. L’androceo è composto da 5 stami con antere molto sviluppate, il gineceo da un ovario biloculare con stilo unico e stigma bifido. L’impollinazione è entomogama, avviene tramite gli insetti.

I fiori sono solitari, portati da lunghi peduncoli. Il calice ha 5 sepali, la corolla campanulata o cilindrica, di colore porpora o bruno, con riflessi violetti all’esterno, mentre all’interno riflessi grigio-gialli ed è divisa in 5 punte arrotondate all’apice.

Belladonna-fiore

I frutti sono piccole bacche sferiche contornate dal calice che, durante la maturazione, si accresce aprendosi a stella. Le bacche immature sono verdi quelle mature nere e lucide. La loro maturazione è scalare, e sulla stessa pianta si trovano bacche verdi e frutti maturi. Le bacche mature si staccano dalla pianta lasciando su di essi tanti calici stellati verdi. Infine Le bacche, come le foglie, sono velenose per ingestione.

I semi, molto piccoli racchiusi all’interno dei frutti, hanno una certa resistenza alla germinazione perchè rivestiti di un tegumento duro. Vengono dispersi lontano dal luogo di produzione mediente gli escrementi degli uccelli che si cibano delle bacche senza alcun problema di intossicazione.

Belladonna-frutti

Fioritura

La Belladonna fiorisce nel periodo estivo, da luglio a settembre.

Belladonna-coltivazione

Coltivazione della Belladonna – Atropa belladonna

La Belladonna raramente presente nei giardini a causa della sua elevata tossicità e lo scarso valore ornamentale è tuttavia coltivata in maniera intensiva a scopo industriale per la richiesta dei suoi estratti (alcaloidi presenti nelle foglie e nelle radici) da parte dell’industria farmaceutica, fitoterapica e omeopatica.

Esposizione

Va coltivata in un terreno esposto alla luce ma riparato dai raggi diretti del sole e dai venti. L’esposizione ideale sotto questo punto di vista è sicuramente quella a Sud-Ovest. Non teme il freddo e se protetta alla base con una buona pacciamatura sopravvive al gelo e alle abbondanti nevicate.

Terreno

E’ una pianta che anche se vegeta bene in qualunque tipologia di terreno predilige quelli umidi, profondi e calcarei, drenati e privi di ristagno.

Annaffiature

Necessita di regolari e frequenti annaffiature per l’intero ciclo vegetativo in quanto non sopporta la siccità. Le annaffiature vanno fatte ai piedi della pianta, al mattino presto o dopo il tramonto del sole,  facendo attenzione a non bagnare le foglie.

Concimazione

E’ una pianta rustica che non necessita di concimazioni, generalmente si interviene saltuariamente solo se le piante di Belladonna hanno una crescita molto lenta. In questo caso, per favorire l’allettamento dei fusti, si arricchisce il terreno con un fertilizzante azotato o letame ben maturo.

Concimazione

E’ una pianta rustica che non necessita di abbondanti concimazioni infatti saltuariamente si mescola al terreno di coltivazione un concime azotato se la crescita è stentata. o scorie di Thomas. Ad ogni modo hanno forte influenza sui contenuti di alcaloide le condizioni atmosferiche: sono molto favorevoli le annate soleggiate e secche, anche se sono deleterie sotto altri punti di vista (parassiti).

Moltiplicazione della Belladonna

La pianta si riproduce per seme e per via vegetativa viene propagata per talea e per divisione dei cespi.

Moltiplicazione per seme

I semi per poter germinare necessitano di un periodo di vernalizzazione e pertanto una volta raccolti vanno messi in frigorifero chiusi in un sacchetto fino alla primavera successiva e poi sterilizzati in acqua calda.

La semina si effettua in primavera, nel mese di marzo. Si stratificano molti semi su un substrato soffice leggermente calcareo e ben drenato, mantenuto umido fino alla comparsa dei germogli che generalmente spuntano dopo 4-6 settimane.

Propagazione per talea

Si pratica all’inizio dell’estate prelevando da steli sani e vigorosi talee lunghe 10 cm. Le estremità recise delle talee si trattano con un un ormone radicante e poi si interrano in un composto molto leggero tenuto costantemente umido e all’ombra.  La radicazione avverrà nel giro di tre settimane.

Propagazione per divisione dei cespi

La divisione delle radici si effettua invece nel mese di aprile. Si estraggono dal terreno le piante di Belladonna di almeno 3 anni di età e con un coltello ben affilato e disinfettato si suddividono le radici in più porzioni in maniera che ogni pezzo abbia almeno un germoglio e si impiantano al momento stesso nel terreno soffice e ripulito dalle erbe infestanti, avendo l’accortezza di mantenere il terreno sempre umido.

Impianto o messa a dimora

Le nuove piante di Belladonna ottenute da seme una volta irrobustite si impiantano in piena terra quando il pericolo delle gelate notturne è definitivamente scongiurato e le piogge sono meno frequenti. La messa a dimora generalmente si effettua nel mese di Maggio.

Raccolta della Belladonna

La raccolta delle foglie della Belladonna a scopo fitoterapico viene fatta quasi sempre dopo il terzo anno d’età della pianta, e in due periodi diversi: uno verso maggio e uno verso metà settembre. Vengono raccolte solo le foglie sane, vigorose, verdi che non sono presentano tracce di infestazioni parassitarie o fungine.

Per quanto invece riguarda le radici, in genere esse vengono raccolte quando le piante raggiungono almeno sei anni d’età. Una volta estratte dal terreno, vengono lavate, asciugate e poi utilizzate a scopo industriale.

Parassiti e malattie della Belladonna

E’ una pianta che soffre il marciume delle radici a causa dei ristagni idrici nel terreno. Tra i parassiti animali quelli che arrecano maggiori danni e quindi i più temuti dalla Belladonna sono  i coleotteri che attaccano le foglie esposte al pieno sole.Questi insetti perforano il fogliame delle piante rendendolo inutilizzabile e invendibile. Anche le radici vengono danneggiate dagli attacchi di parassiti terricoli se il terreno di coltivazione è arido.

Cure e trattamenti

La Belladonna va coltivata in un terreno libero da erbe infestanti, da altre piante soggette a malattie fungine e da parassiti terricoli. Il terreno di coltivazione va mantenuto sempre umido con una pacciamatura di paglia o foglie secche, in estate e in inverno.

Per la lotta ai lepidotteri si possono utilizzare geoinsetticidi specifici o trappole ormonali.

Usi della Belladonna – Atropa belladonna

La Atropa belladonna anche se è una delle piante più velenose della terra trova impiego per i suoi componenti o principi attivi, atropina, scopamina e L-giusciamina, in molti settori.

Uso fitoterapico

In fitoterapia la belladonna è usata da tempo immemorabile dai medici per le sue doti spasmolitiche.

Uso cosmetico

In passato era utilizzata per ottenere la dilatazione della pupilla. Oggi invece è poco utilizzata in questo ambito perché l’ uso continuativo potrebbe essere causa di cecità.

Usi medicinali

Anticamente gli estratti di belladonna venivano sfruttati come anestetico, antinfiammatorio e miorilassante; per alleviare i dolori mestruali e curare le reazioni allergiche.

Attualmente, in medicina accademica, l’atropina isolata viene ancora usata come dilatatore di pupille, come miorilassante prima di interventi chirurgici,come broncodilatore e regolatore del battito cardiaco.

Le tinture, le polveri e i sali dell’alcaloide sono ancora prodotti e utilizzati per uso farmaceutico nel trattamento dei dolori gastrici. La Belladonna quindi è indicata per ipercloridria, ulcera peptica, gastrite e bruciori di stomaco, nella sindrome dell’intestino irritabile e degli spasmi addominali. Inoltre la belladonna svolge un’azione broncodilatatrice in presenza di asma e bronchite. Infine i principi attivi della pianta vengono usati nel trattamento di alcune brachicardie in quanto aumentano il numero delle pulsazioni cardiache.

Uso in omeopatia

In omeopatia la Belladonna viene utilizzata per le seguenti patologie:
faringiti, rinofaringiti, tracheobronchiti e tonsilliti; febbre alta e convulsioni infantili; cefalea vasomotoria violenta. Viene consigliata anche per processi infiammatori locali con arrossamento, tumefazione, calore intenso, dolore acuto, ipersensibilità al rumore e alla luce intensa.

Controindicazioni della Belladonna

La belladonna è controindicata in caso di asma bronchiale, bradicardia e glaucoma, perché può interagire con i farmaci utilizzati solitamente in questi casi. Inoltre, la belladonna potrebbe interagire con gli antidepressivi, gli antispastici e gli antistaminici. In caso di sovradosaggio si possono verificare alcuni effetti collaterali, come: perdita del controllo psicomotorio, disordini mentali e allucinazioni.

Atropa- belladonna-pianta velenosa

La Belladonna o Atropa belladonna è velenosa?

Le foglie e specialmente le bacche di questa pianta sono velenosissime per l’uomo e gli animali domestici quali cani e gatti. Se ingerite anche accidentalmente bisogna recarsi al più vicino centro antiveleni per evitare la morte.

Sintomi da avvelenamento

Gli effetti tossici degli alcaloidi sono: secchezza alla gola, mancanza di secrezione lacrimale, mal di testa, tachicardia, extrasistole, fibrillazione, arresto della peristalsi, rash cutanei, allucinazioni, disorientamento, delirio, coma e arresto del centro respiratorio.

Spesso le bacche di Belladonna vengono confuse con quelle del Mirtillo, quindi attenzione soprattutto ai bambini.

Curiosità

Il nome generico del genere deriva da Atropos, una delle tre Parche che recidevano il filo della vita, per la forte velenosità della pianta; l’epiteto specifico invece fa riferimento all’uso cosmetico della sostanza da parte delle donne che nel periodo rinascimentale la utilizzavano allargare le pupille  (midriasi).

La Belladonna detta anche pianta delle streghe nel passato era considerata dai popolani la pianta che teneva lontano gli spiriti maligni e, per tale motivo veniva coltivata ai lati della casa a protezione della famiglia che vi risiedeva.

L’atropina o DL-giusciamina il principio attivo della belladonna si trova in tutte le Solanacee: in dosi terapeuticamente rilevanti nello Stramonio o Datura stramonium, Hyoscyamus niger, Morella o Solanum nigrum; in dosi più basse nella patata e nel pomodoro.

Galleria foto Piante velenose

LauraB

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