Albero dei rosari – Melia azedarach


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La Melia azedarach, detta albero dei rosari o Albero di Chinaberry è una pianta coltivata a scopo ornamentale nei giardini e adatta per le alberature delle strade cittadine per la sua resistenza all’inquinamento e per la frescura della sua folta chioma.


Caratteristiche generali della Melia azedarach – Albero dei rosari

La Melia azedarach, è un albero esotico della famiglia delle Meliaceae originario dell’India e della Malesia diffuso allo stato spontaneo in tutte le zone con clima mite  dell’Asia orientale, degli Stati Uniti, dell’ Australia e di tutta l’Europa.

In Italia questa pianta chiamata comunemente chiamata anche albero dei paternostri, fu introdotta nell’800 e da allora viene coltivata un po’ ovunque soprattutto nelle regioni centro-meridionali.

La Melia azedarach è un albero alto mediamente 10 metri dotato di un robusto e profondo apparato radicale di tipo fascicolato. La parte aera è composta da un tronco eretto ed elegante ricoperto da una spessa corteccia di colore rossastra nella pianta giovane e bruno-grigiastro in quella adulta e l’età della viene evidenziata dalle numerose e spesse fessure disposte verticalmente al tronco stesso.

I rami, inizialmente di medio spessore via via diventano sempre più sottili e quelli prodotti nell’anno sono anche pubescenti (ricoperti da una corta e densa peluria).

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La chioma tondeggiane ha la forma di un grande ombrello composto da un ricco fogliame molto decorativo e di colore verde brillante lucido.

Le foglie, composte, imparipennate e lunghe 30 -40 cm, sono formate da  5-7 o 7-9 foglioline pennate o bipennate con forma ellittico-lanceolata con apice a punta, corto peduncolo e margini lievemente seghettati. Emanano un un odore sgradevole, funzionano come repellenti naturali e per questo motivo gli insetti e i comuni parassiti animali si tengono a debita distanza.

I fiori, profumatissimi come quelli della Magnolia orientale, sono ermafroditi e riuniti in vistose infiorescenze a pannocchie larghe e lunghe all’incirca 20 cm. Ciascun fiore ha forma stellata con corolla composta da 5 petali ligulati di colore viola pallido o lilla.

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frutti sono delle bacche o drupe sferiche di circa 1 cm di diametro, lisce di colore giallo chiaro che maturando diventano bianche e grinzose. Le drupe che persistono sui rami nudi della Melia per tutto il periodo invernale, sono tossiche per l’uomo se mangiate in quantità, ma la polpa succosa è molto appetita da alcune varietà di uccelli.

I semi, neri e protetti dalla polpa sono molto molto fertili.

Fioritura della Melia: i fiori compaiono copiosi nel periodo primaverile dalla fine di aprile alla metà di giugno.

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Coltivazione dell’albero dei rosari – Melia

  • Clima ed esposizione: è una pianta esotica che ama il clima mite anche se cresce e si sviluppa bene anche nelle zone con temperature temperature elevate. Tollera il vento,il  freddo e le temperature minime non inferiori ai -10° C.  La melia predilige l’esposizione in pieno sole  ma non disdegna quella parzialmente ombreggiata. Se coltivata all’ombra invece la pianta rallenta la sua crescita e stenta a fiorire.
  • Terreno: la melia pur adattandosi a qualunque tipo di terreno da quello povero e argilloso a quello a medio impasto anche calcareo, predilige il terreno soffice, fresco, umido e ben drenato con pH basico ( fino a 8,5).
  • Annaffiature: dopo l’impianto e per i primi 2 anni la pianta necessita di regolari e frequenti apporti idrici con maggiore frequenza soprattutto nei periodi siccitosi e in estate perchè mal  sopporta il terreno arido o completamente asciutto. In autunno e in inverno invece le irrigazioni vanno diminuite, evitando però di far asciugare completamente il terreno.
  • Concimazione: la melia nei primi anni di vita necessita di una buona dose di nutrienti quindi va concimata in primavera e in autunno con un prodotto completo e bilanciato specifico per piante verdi e da fiore a lento rilascio distribuito alla base del tronco. Successivamente sarà sufficiente, solo in autunno, un apporto di concime organico.

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Moltiplicazione della Melia – Albero dei rosari o dei Paternostri

L’albero si riproduce per seme e per via agamica per polloni radicali. I frutti una volta trascorso l’inverno cadono a terra o vengono diffusi nell’ambiente circostante da alcuni uccelli, a causa della buona capacità di germinazione dei semi e di uno sviluppo veloce la melia può diventare invasiva ed aggressiva nei confronti degli altri alberi.

Moltiplicazione per seme

La semina della Melia si effettua in primavera in semenzaio caldo e in tarda primavera anche direttamente a dimora. In caso di germinazione in letto caldo, le piantine abbastanza robuste da poter essere maneggiate, vanno ripicchettate in vasetti singoli e allevate in essi. Quando l’apparato radicale sarà ben sviluppato, potranno essere impiantate a dimora definitiva.

Propagazione mediante polloni

Per ottenere piante identiche a quella originale di solito si ricorre alla propagazione per via agamica o vegetativa. In primavera, si separano dalla pianta madre i ricacci o polloni che sono presenti alla base del tronco. I polloni basali prelevati con attrezzi ben affilati si mettono a radicare in un substrato costituito da sabbia e torba in parti uguali.  A radicazione avvenuta,  le nuove piantine sono pronte ad essere trapiantate ed allevate con le stesse cure della pianta madre.

Impianto o messa a dimora dell’albero dei rosari

La piantumazione va fatta direttamente a dimora in una buca ben lavorata; il terreno deve esser morbido e preventivamente arricchito con stallatico maturo o compost; la pianta va interrata fino a pochi centimetri dal colletto e per favorire la crescita armoniosa e per evitare che possa essere sradicata dal vento forte va ancorata ad un tutore.

Potatura della Melia

L’albero dei rosari va potata fin da giovane per conferirle una crescita armoniosa del tronco e della chioma. Utilizzando attrezzi specifici e ben disinfettati si eliminano i rami più bassi; vanno recise di netto le parti secche, danneggiate ed i polloni che si sviluppano alla base della pianta adulta. I tagli vanno effettuati obliquamente per favorire lo sgrondo dell’acqua piovana e trattati con un disinfettante specifico per accelerare il processo di cicatrizzazione.

Parassiti e malattie della Melia

L’albero dei Paternostri o dei rosari grazie all’odore sgradevole emanato dalle foglie è praticamente immune da attacchi da parte dei comuni parassiti o insetti fitofagi. Tra le malattie fungine è suscettibile al marciume delle radici causato dai ristagni idrici nel terreno e alla ticchiolatura che si manifesta con vistose macchie fogliari in caso di ambienti di coltivazione eccessivamente umidi.

Cure e trattamenti

La melia è una pianta rustica che non necessita di manutenzione ma periodicamente va liberata dalle erbe infestanti che crescono alla base del tronco e i trattamenti fitosanitari contro le malattie crittogame vanno effettuati solo in caso di necessità.

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Tossicità della Melia

Tutte le parti della pianta di Melia risultano essere velenose per l’uomo per la presenza di delle potenti sostanze neurotossiche, concentrate maggiormente nelle bacche o drupe.

L’ingestione anche di pochi frutti, frutti, infatti può essere letale e i sintomi di intossicazione si manifestano con forti dolori allo stomaco, vomito, diarrea e attacchi cardiaci.

Per la sua  tossicità, la Melia non viene utilizzata nei parchi pubblici e la messa a dimora è sconsigliata in tutte le aree ricreative, giardini privati o spazi condominiali frequentati dai bambini.

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Usi dell’albero dei rosari

Questa bellissima pianta ornamentale resistente al freddo, alla siccità e all’inquinamento oltre ad essere coltivata nei giardini anche costieri per la frescura della su bella chioma viene utilizzata nelle alberature di viali e di strade cittadine particolarmente trafficate. La melia viene utilizzata anche come repellente naturale grazie al contenuto di sostanze repellenti contro insetti e parassiti concentrate soprattutto nelle foglie. Gli infusi preparati con le foglie e i frutti sono efficaci rimedi biologici contro le mosche, le zanzare e utili per allontanare i parassiti dalle piante.

I noccioli o semi delle bacche anche se hanno consistenza legnosa dura e compatta, nei luoghi di origine vengono facilmente perforati ed utilizzati per la fabbricazione di rosari, collane e bracciali.

Il legno resiste all’acqua ed è immune dai tarli, viene impiegato in ebanisteria e per la costruzione di attrezzi sportivi e oggetti di arredo per spazi all’aperto.

Gli infusi molto diluiti, a base di corteccia e foglie, venivano utilizzati anticamente per un’azione rilassante dell’utero e come antielmintici.

Curiosità

Il nome specifico azedarach è d’origine persiana e significa albero nobile. Il nome comune Albero dei rosari gli è stato conferito per l’impiego dei suoi frutti nella realizzazione dei rosari.

In nome Chinaberry significa albero delle bacche cinesi.

Una pianta grassa chiamata pianta del rosario è il Senecio.

Galleria foto Melia azedarach – Albero dei rosari

 

LauraB
  • Redattore specializzato in Casa e Giardinaggio
  • Scrittore e Blogger
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